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Pmi, Pa Campania: oltre 4 mesi per saldare i debiti

Barbagallo della Cofiboa lancia l'allarme: un’impresa su tre muore di burocrazia

Nicola Roberto

In Campania le imprese devono attendere in media 127 giorni, più di 4 mesi, che salgono a 225 per i costruttori edili (oltre i 18 mesi), per vedersi saldare una fattura da parte della pubblica amministrazione.“Si tratta del peggiore risultato italiano dopo quello della Calabria, che detiene il record nazionale con 148 giorni di attesa – dice Carlo Barbagallo, ex presidente dei Giovani di Confindustria Campania e amministratore unico della Cofiba, società leader in regione per la bonifica ambientale –. Siamo ben distanti non solo dai 30 giorni previsti per legge (al massimo 60 per la sanità o i casi complessi) ma anche dalla media italiana di 100 giorni. I tempi di pagamento dei fornitori da parte degli enti pubblici peggiorano addirittura rispetto all’ultimo censimento del Mef, che indicava un tempo medio di soli 39 giorni”.
I dati del ministero delle Finanze, secondo Barbagallo, “sono l’ennesima conferma dello stato di grave disagio in cui sono costrette ad operare le aziende meridionali e campane, già messe a dura prova dal razionamento del credito degli ultimi 4 anni e da tassi di interesse record. Nel 2015 le aziende fino a 20 addetti, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo regionale, hanno registrato una diminuzione dei prestiti del 2,3%, rispetto al calo dell’1,6% evidenziato dal totale delle imprese italiane nel corso dell’ultimo anno. Denaro non solo più scarso, ma anche più costoso, specie nelle Regioni del Sud”. Stando agli ultimi dati disponibili per il 2015, ricorda Barbagallo, “un’impresa italiana paga mediamente un tasso d’interesse effettivo del 5,53% sui finanziamenti per cassa riferiti ad operazioni in essere. I tassi di interesse applicati alle piccole imprese sono superiori di 272 punti base rispetto a quelli applicati alle aziende medio-grandi. La classifica regionale del costo del denaro per le imprese vede, poi, il Mezzogiorno particolarmente penalizzato, con punte record in Calabria (tasso medio di interesse all’8,89%), seguita da Sicilia (7,89%), Molise (7,68%) e Campania (7,60%)”.
Difficile per le imprese, in queste condizioni, restare sul mercato. “Quasi un’impresa su 10 di quelle che in Italia hanno chiuso i battenti dall’inizio dell’anno ad oggi si trova in Campania, che con 666 fallimenti e una media di 4,4 Pmi cessate ogni giorno (considerando solo le giornate lavorative), è la terza regione più colpita dalla crisi dopo Lombardia (prima con 1.513 casi) e Lazio (906 imprese)”. Una situazione sulla quale “incidono in maniera determinante i ritardi dei pagamenti da parte della pubblica amministrazione che lo scorso anno sono costati alle imprese campane 196 milioni di euro di maggiori oneri. Circa un’azienda su tre – dice l’ex numero uno degli under 40 – per lo più appartenente ai settori delle costruzioni e del commercio è costretta a chiudere i battenti per i ritardi della pubblica amministrazione. Senza contare che un quarto delle Pmi che nel 2014 ha lavorato per gli enti pubblici ha subito anche restrizioni dalle banche”.

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