Taste - Sapori mediterranei

L’agroalimentare salernitano cresce più della media nazionale

Il presidente Coldiretti, Sangiorgio: "Adesso bisogna rafforzare gli investimenti"

Federica D'Ambro

L’agroalimentare salernitano rappresenta il 27,4% delle imprese regionali (18.777) e ben il 44,7% dell’export (1328 milioni di euro). L’area salernitana ha una redditività superiore alla media nazionale (+6%), soprattutto per quanto riguarda il settore conserviero e lattiero caseario. Strategico è anche il settore dell’ortofrutta che da solo rappresenta il 42% del totale regionale, il 58% degli addetti e ben il 71% delle esportazioni. “Pesa” anche il settore della pesca che da solo occupa il 48,1 % degli addetti di tutta la regione. Sono alcuni dei dati emersi nel corso del Road Show del Banco di Napoli e di Intesa Sanpaolo, promosso a Salerno in collaborazione con Coldiretti, dedicato alle imprese del settore agroalimentare. Gli studi di SRM (Studi Ricerche Mezzogiorno, il centro studi collegato ad Intesa Sanpaolo e al Banco di Napoli) dimostrano che il settore agroalimentare salernitano ha diversi elementi per vincere la sfida della competitività, con una forte solidità del tessuto imprenditoriale, una spiccata vocazione alla internazionalizzazione e alla capacità di attivare i fattori di crescita. “La vera sfida per il mezzogiorno e soprattutto per la provincia di Salerno – spiega il presidente di Coldiretti, Vittorio Sangiorgio – sta nel fatto che qui non nascono solo industrie manifatturiere o imprese informatiche, ma caseifici, cantine, laboratori che stanno creando una rivoluzione di idee sui territori. Con questa intesa seria e solida con Banco di Napoli Intesa SanPaolo possiamo aprire un nuovo corso di relazioni volto alla valorizzazione di tutto il comparto agroalimentare che, soprattutto in Campania, è il punto di maggiore forza dell’economia. Per la prima volta sentiamo parlare di un credito “intelligente” che può accompagnare le imprese nella crescita e non, come spesso accaduto in passato, soffocarle da lacci e burocrazia”. “Banco di Napoli – sottolinea il direttore generale Francesco Guido – ha definito un plafond di 6 miliardi di euro in tre anni per il finanziamento di imprese e filiere produttive oltre a servizi finanziari ad hoc per le esigenze dell’attività agroalimentare. Per la Campania se è possibile si tratta di un impegno ancora più forte perché qui l’agroalimentare rappresenta un settore tradizionale e che ancora oggi ha ampi margini di crescita”.

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