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Venezia e Gregucci, quando Pioli chiuse la “pratica”

Non fu lo 0-0 più bello di sempre ma quel 22 maggio del 2004 ne ha di cose da raccontare

Marco Rarità

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IL MATCH | Forse non sarà la Salernitana-Venezia che ricordano tutti, lo 0-0 più bello di sempre, eppure è stato un match da mille riscontri, incroci e suggestioni. Parliamo della gara del 22 maggio 2004, era sera all’Arechi, Morganti fischiava in un Arechi con pochi intimi, meno di 6mila spettatori. Da una parte la Salernitana di Pioli (ancora a “foglio rosa” come disse in quella stagione il presidente Aliberti) dall’altra il Venezia di Angelo Gregucci. Sì, proprio lui, l’attuale tecnico granata con i lagunari chiuse ai play-out la stagione. Sfida salvezza poi vinta contro il Bari (che venne ripescato), all’ultimo respiro nel doppio confronto. La Salernitana con una sorta di 3-4-1-2, davanti a Botticella c’erano Olivi, Rinaudo e Mezzanotti, sugli esterni Corneliusson e De Angelis, in mediana Longo, la meteora Leandro Guerreiro e tra le linee Giorgino Di Vicino (non al meglio). In avanti la coppia inedita Nomvethe-Tulli. A specchio anche il Venezia, un 3-5-2 simile ai granata, in porta Benussi, dietro Giubilato, Orfei, Alessandro Calori, sui lati Giuseppe Pisani e Mauro Bianchi. A centrocampo Gastòn Liendo, Alessandro Manetti e Anderson. In avanti Raffaele Biancolino e Paolo Poggi. Inconsistente la prova dei leoni alati, alla ripresa Gregucci inserì Brellier al posto di Gastòn Liendo per dare maggiore consistenza al centrocampo leggero che soffriva gli attacchi granata. La Salernitana sbloccò il match dal dischetto, freddo Raffaele Longo dagli 11 metri concessi dopo il fallo in area commesso da Giubilato, secondo giallo per lui ed espulsione. In 10 il tecnico pugliese fece entrare Grassadonia al posto di Pisano cambiando anche modulo. A chiudere i conti il primo gol stagionale di Siyabonga Nomvethe, alla “Weah”, in contropiede e maglia volante nell’esultanza. L’ultimo cambio nei lagunari Ginestra per Poggi ma nulla cambiò. Era la 43esima giornata, in una B a 24 squadre, con Luca Toni a guidare la classifica cannonieri a 26 reti (finirà a 30) e una Salernitana che pensava già alla prossima stagione. Pioli verso altri lidi, forse rammaricato proprio per quell’appellativo da “foglio rosa”, in granata arrivò il mister nato a Belén de Escobar, nipote del campione del mondo Luis Monti, si chiamava Aldo Ammazzalorso, non proprio indimenticabile il suo percorso in granata, tant’è che venne presto sostituito.. sapete da chi.
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