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Sannino a cuore aperto, si racconta al Parco Arbostella: “Quando vedrò quella Curva..”

Il tecnico granata a confronto con i sacerdoti salernitani nel convegno in cui doveva esserci Claudio Lotito: "Lavoravo in ospedale, stare vicino a chi soffre ti può dare tanto nella vita"

Si è tenuto questa sera al Parco Arbostella nell’ambito della VII rassegna “Arena Arbostella: teatro, cultura, musica e danza”. Il convegno con la speciale partecipazione del tecnico granata Giuseppe Sannino, in un confronto tra vita, sport e religione, con don Angelo Barra, don Alessandro Bottiglieri, don Rosario Bottiglieri, don Sabatino Naddeo, don Michele Pecoraro, don Marco Russo, don Alfio Salvà e don Nello Senatore. Al seminario doveva esserci il patron della Salernitana Claudio Lotito ma per impegni improvvisi ha dovuto saltare l’appuntamento chiamando il tecnico di Ottaviano che simpaticamente ha esordito così: “Stavo cenando quando mi hanno praticamente rapito e portato qua perchè il presidente non è riuscito a venire – ha detto con il sorriso Sannino – mi fa piacere parlare di altre cose oltre il calcio. Questo è anche un incontro in cui si parla di solidarietà e se conoscete il mio percorso sapete che ho lavorato per 10 anni in ospedale, al fianco di persone che soffrono, ora c’è il calcio ed è un’altra storia”.

“La fede religiosa ovviamente è molto diversa da quella calcistica, l’una si vive nel quotidiano con le persone, l’altra davvero mi sono accorto cosa significa qui a Salerno. Qui si vive la passione per la Salernitana, si nasce con questa maglia, sono due temi che viaggiano su binari diversi ma possono camminare insieme”.

“Mi sono accorto che a Salerno si mangia troppo – ha simpaticamente dichiarato Sannino – domani mi toccherà correre. Mi devo trattenere a tavola”.

“Ho finito di giocare a calcio a 30 anni e ho dovuto pensare al lavoro. Ho lavorato come ho detto in ospedale, ho vissuto la quotidianità con tanti malati e vivere con le persone che soffrono ti può dare tanto”.

Sannino ha parlato anche della vita del calciatore: “I calciatori hanno un ruolo ben preciso, di dare anche una via d’azione, a volte si esagera ma non è semplice, dobbiamo sempre pensare che il calcio è uno sport, è un veicolo per i tanti giovani che devono crescere e per le persone che vedono questi ragazzi come un punto d’arrivo. Tutto il mondo del calcio dovrebbe darsi una regolata perchè fuori dal nostro mondo ci sono cose molto più serie”.

“Nella mia vita non sono mai entrato all’Arechi, tramite amici di Salerno ho vissuto quello che è la Salernitana e quando vedo quello stadio e quella curva davvero straripante mi vengono i brividi. Mi auguro di vivere una domenica da leone piuttosto che 100 da pecore, voglio viverla con voi auspicando un risultato importante per la città e per i tifosi”. Così il tecnico ha salutato i tanti presenti all’Arena Arbostella.

 

Sport1

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