Pizzeria Betra Salerno

Aliberti:”L’Arechi nel cuore, ma mai un invito..Gattuso? Lo andai a prendere in Scozia!”

L'ex patron granata è tornato a parlare di calcio e Salernitana, raccontando numerosi aneddoti

admin

Certi amori si sa, fanno giri immensi e poi ritornano. È il caso dell’ex patron della Salernitana, Aniello Aliberti, che è tornato in ambiente granata, ma non in qualità di presidente, bensì in qualità di storico-analista. Storia, parola chiave, quella scritta da Aliberti negli 11 anni di presidenza granata: 10 anni di serie B ai massimi livelli e 1 anno agrodolce ma romanticissimo in serie A, così ricordato:
““In serie A avevamo una rosa di tutto rispetto, purtroppo pagammo lo scotto della neopromossa. Ma credo sia più corretto dire che la squadra che vinse l’anno prima il campionato di B fosse davvero quella più forte. È stata la massima espressione del 4-3-3, ma quello vero e non quello attuale. Come dimenticare la vittoria di Venezia?.Il rammarico più grande fu la partita con il Bari. Ricordo quella partita con più dispiacere. Se Chianese spara in curva quel pallone e non lo regala al portiere, non prendiamo gol in contropiede”. Storia, campionati, squadra, ecco un’altra parola chiave del percorso alibertiano a Salerno: la sua squadra tutta corsa e cuore si fondava su pilastri solidi come quello tenuto in piedi da Roberto Breda, indimenticato capitano granata e prossimo avversario di Sannino in campionato. Aliberti lo ricorda ai microfoni di Zona mista news con queste parole al miele:”Conobbi Breda nel 1994, era ancora un ragazzino. Era, però, già un professionista esemplare, il classico numero quattro dai piedi buoni che nel 4-3-3 di Delio Rossi calzava a pennello. Con lui non ho mai avuto una discussione. Ripeto, era una persona eccezionale. Sia in campo che fuori, ricordo che nel 1996-97 si mise sulle spalle la squadra insieme ai vari Tudisco e Ricchetti portandola a una salvezza che sembrava difficile. Tra l’altro è stato uno dei pochi che ha sposato, nel tempo,il progetto di quella Salernitana”. Progetto sposato nella stagione 98-99′ da un futuro campione del mondo: Ivan Gennaro “Ringhio” Gattuso, portato a Salerno da Aliberti con queste dinamiche:”L’allora direttore sportivo Pavone mi segnalava costantemente il nome di Gattuso, dopo due mesi di chiacchierate gli chiesi dove avremmo potuto vederlo all’opera. Sfruttammo una partita dell’under 21 che se non sbaglio si giocava a Cremona. Andammo io, il direttore e il mister Rossi, al quale però piacque un altro calciatore del quale però oggi mi sfugge il nome. Dopo la gara, decidemmo di andare in albergo per parlargli. Dandomi subito del tu Gattuso mi disse di riportarlo subito in Italia. Uno dei problemi era proprio la trattativa con il numero uno degli scozzesi, una persona davvero molto ricca, con il quale contrattammo nella sua immensa villa scozzese. Importante fu il lavoro svolto da D’Amico, storico agente di Gattuso“. Ma la storia si sa, ha il vizio di portar via con sé il fiore del passato, facendo ricadere i pensieri su questioni presenti e preoccupazioni future che Aliberti commenta così:”La società è ben guidata, le forze serie in campo ci sono. Il presidente può essere simpatico o antipatico, ma i fatti dicono salto dalla D alla B. Onore e merito. In caso di promozione servirà un passaggio di proprietà per forza di cose, il regolamento parla chiaro: Lotito deve scegliere fra Lazio e Salernitana. Ma credo che se vuole cedere, vuole farlo in A. Io di nuovo al timone? Non ho la forza economica necessaria. Magari con qualcuno alle spalle e un ruolo di amministratore delegato alla Galliani, sarebbe bellissimo. Se mi chiedessero di tornare alla Salernitana con garanzie accetterei subito e chiamerei già Delio Rossi.  L’acquisto della società da parte mia nasce nel ’94 grazie all’amministratore Antonio Loschiavo. Lo incontrai casualmente al San Paolo in un Napoli-Juventus, in quella sede mi illustrò la situazione della Salernitana. Nei mesi successivi avvocati e commercialisti lavorarono, poi a ottobre del ’94 si sottoscrisse aumento di capitale. Da quando ho lasciato nessuno mi ha più invitato all’Arechi. Io, invece, avevo regalato addirittura un abbonamento a Peppe Soglia. Io come Lombardi e Cala? Il paragone mi offende.” Aliberti, prima tifoso e poi presidente, al giorno d’oggi dichiara di aver smesso di seguire la Salernitana, scegliendo di non esprimersi sulla squadra, ma in fondo si sa che il primo amore non si dimentica mai… Chissà se un giorno, semmai il cavalluccio marino dovesse tornare in A, non rivedremo l’ex patron nel posto che ha lasciato fisicamente ma mai sentimentalmente nel principe degli stadi.

Sport1

Commenti

I commenti sono disabilitati.