Taste - Sapori mediterranei

Chi le ha uccise?

Tra rabbia e dolore, chi rivendica responsabilità e chi non parla per protesta, l'ennesime vittime degli sbarchi "vissuti" sul nostro territorio.. il racconto dei funerali di questa mattina al cimitero di Salerno

Federica D'Ambro

Non c’è niente di più spaventoso del mare, se non le paure che ti obbligano ad affrontarlo senza coscienza. Il mare esige rispetto e non può essere affrontato “a cuor leggero”. In mare non c’è distinzione, non c’è guerra e non c’è Stato. Non ci sono persone migliori di altre. Il mare incide sul destino della vita dei tanti che ogni giorno lasciano le coste. Così come è accaduto per i centinaia di morti nelle acque del Mediterraneo. Morire in mare, lontano da tutto, in pochi minuti. L’unica cosa che ti porti dietro quando lasci una terra ferma è la fame, la voglia di riscatto e la voglia di vivere, dignitosamente. Una speranza che non è bastata per le 26 donne migranti sbarcate al porto di Salerno lo scorso 5 novembre. Questa mattina è stata celebrata una solenne messa per dedicarle un ultimo saluto. Amici e parenti delle vittime – almeno delle prime due identificate – sono giunti a Brignano, insieme a tanti studenti e alcuni concittadini.
Presente il sindaco di Salerno, Vincenzo Napoli, il governatore De Luca, l’arcivescovo Moretti e alcuni consiglieri comunali come Roberto Celano, Dante Santoro, Nino Savastano, Roberto De Luca.
Presenti gli studenti del lico De Sanctis, Da Vinci e l’Istituto Focaccia. Sono stati loro a porgere sulle tombe le 26 rose bianche. Tre rose erano diverse. Due erano rosa, una celeste. A perdere la vita, infatti, non sono state solo 26 donne, ma anche tre bimbi che della vita ancora non avevano visto alcun colore. Due femmine e un maschietto.

“Non le ha uccise solo il mare, le ha uccise la loro terra, la guerra.. l’Europa”. E’ una delle frasi che “scappa” agli studenti arrabbiati, una riflessione nel silenzio che fa più rumore di qualsiasi baccano. Neanche i parenti delle vittime riconosciute sanno dare una spiegazione alla loro morte. Con occhi lucidi e ancora tanta confusione hanno dichiarato: “Non sappiamo cosa sia successo, non eravamo con loro nel momento della loro morte“. Quindi, tutto tace.
Tutto tace anche da parte delle alte cariche dello Stato che non si sono presentate al cimitero di Brignano. Presenti solo i sindaci del territorio che hanno scelto di accogliere le salme.

“Oggi c’è una cerimonia che mai avremmo voluto celebrare. La delusione più forte è rimanere da soli a seguire queste situazioni. Le ammministrazioni presenti sono tutte locali. Non sappiamo perché il governo non sia venuto”. Ha dichiarato l’assessore Savastano.

Al cordoglio si è voluto unire anche il Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini che, in una nota, scrive: “Esprimo il mio più profondo cordoglio alle autorità nigeriane e ai familiari delle 26 ragazze di cui oggi la città di Salerno in lutto celebra i funerali, nuove vittime di questa infinita tragedia del Mediterraneo. Dedico a queste giovanissime donne che non ce l’hanno fatta la conferenza che proprio martedì prossimo terremo a Montecitorio sulla partnership Italia-Nigeria nella lotta alla tratta, per capire come i nostri due Paesi possano intensificare il contrasto a questa autentica forma di schiavitù contemporanea”.

Il rito funebre è stato semplice, come aveva accennato più volte nei giorni scorsi il sindaco Napoli. E’ iniziato con il saluto degli studenti, subito dopo la parola è passata all’Arcivescovo e all’Imam.

“Noi siamo emigrati per trovare una migliore vita, anche loro hanno cercato di trovare migliori condizioni. Dio scrive il nostro destino, nessuno può decidere niente. Il loro è andato male, speriamo che l’umanità possa aiutare chi cerca salvezza”, le parole dall’imam Abderrhmane Es Sbaa.

“Celebriamo una morte difficile da comprendere e da giustificare ma celebriamo anche una vita che va oltre la morte. Di fronte a queste ragazze che non abbiamo conosciuto, noi diciamo che sono nostre sorelle. Dobbiamo farci carico di questa morte. Noi siamo chiamati a fermarci, guardarci intorno, prenderci cura di ognuno e far sì che ognuno ritrovi la condizione vera della vita, la pace nel cuore e la pace nei confronti degli altri”. Le parole che hanno accompagnato la cerimonia, di monsignor Luigi Moretti.

Tra rabbia e dolore, chi rivendica responsabilità e chi non parla per protesta, l’ennesime vittime degli sbarchi “vissuti” sul nostro territorio. Ennesime perchè nessuno può dire quando finirà. Chi le ha uccise? Resta il punto di domanda. Nel frattempo possiamo solo immaginare la vita di quelle giovani prima di esser salite sull’ennesimo “barcone della speranza”.

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