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Presidio permanente all’Unisa, 150 addetti alle pulizie in stato d’agitazione – FOTO

"Come si può vivere con 300 euro al mese"

Federica D'Ambro


Una lavoratrice nel settore pulizie dell’Università degli Studi di Salerno, Stefania Bergamo, da ieri sera, è incatenata nei pressi del Rettorato del Campus di Fisciano. “Ditemi voi come si può vivere con 300 euro al mese”. Questo uno degli slogan della protesta, un nuovo presidio permanente che non finirà fin quando ci sarà un vero incontro, formale e scritto, con le istituzioni e il Rettore di Fisciano. Il presidio è nato per protestare contro la riduzione degli stipendi al personale delle pulizie, chiedendo di ripristinare le condizioni salariali precedenti al nuovo appalto, precisamente al 30 giugno 2016, quando la nuova azienda ha vinto a ribasso l’appalto pubblico. Sono 150 gli operai che entro oggi si uniranno a Stefania, le prime tende già ci sono. Insieme agli operai anche alcuni studenti universitari. Dunque la mobilitazione non si fermerà, il presidio sarà permanente notte e giorno.
Da quel 30 luglio le condizioni dei lavoratori sono drasticamente cambiate. Tutti i lavoratori, anche chi faceva parte del campus da 35 anni, ha avuto un contratto ex novo, non sono più assicurati diritti lavorativi, ci sono stati tagli alle ore. La paga da circa 7 euro all’ora è scesa a 5 euro e i giorni di malattia vengono pagati 2 euro all’ora.

“Siamo in stato d’agitazione. Non vogliamo e non dobbiamo essere trattati così. Da quando la nuova azienda ha vinto l’appalto la nostra vita è cambiata. Ci hanno tagliato i giorni di lavoro e lo stipendio. A Pasqua abbiamo lavorato senza percepire compenso, l’accredito è arrivato solo ieri. Non percepiamo neanche la 14esima. Questa notte si sono unite a me altre tre colleghe e alcuni studenti, ma le persone che stanno sposando la causa sono tante. L’obiettivo è il ripristino immediato di quello che erano le nostre condizioni di lavoro prima del 30 giugno 2016. Fin quando non ci sarà nulla di scritto dai vertici dell’Unisa, noi da qui non ci muoviamo”.

Queste le parole di Stefania Bergamo, lavoratrice che da ieri è incatenata all’Università di Salerno.

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