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Luce sull’omicidio D’Onofrio: più moventi e l’identità di chi lo ha ucciso

Notifica di custodia cautelare per Eugenio Siniscalschi, il salernitano è già in carcere per traffico di sostanze stupefacenti.

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Sono passati 24 mesi da quanto partirono le indagini da parte degli investigatori su quanto accadde quella domenica sera lungo viale Kennedy. Per gli inquirenti non c’è un movente specifico ma una serie di motivazioni con conflittualità tra vittima e omicida in merito all’attività di entrambi attivi nel traffico delle sostanze stupefacenti, anche dissapori personali tra i due. Accusato dell’omicidio è Eugenio Siniscalchi, questo il risultato delle indagini svolte dalla Polizia, l’attività si è concentrata fin da subito sugli indizi per ricostruire quanto accaduto ed individuare i soggetti che avevano sparato a D’Onofrio. Sul posizionamento dei soggetti sono state visionate anche le celle di ricezione per i telefoni cellulari. La Polizia ha ricostruito anche i momenti successivi all’omicidio, tra le fronti di prova anche dichiarazioni di un dichiarante che conosceva l’autore del reato così come la vittima, dichiarando che la persona accusata si sarebbe anche vantato in una festa della commissione dell’omicidio. Oggi è stato raggiunto da notifica di custodia cautelare Eugenio Siniscalchi ma era già in carcere in virtù di un arresto per traffico di sostanze stupefacenti. Secondo gli inquirenti gli ultimi messaggi di Ciro D’Onofrio erano di un soggetto molto preoccupato, pare per dei problemi legati a debiti, preoccupazioni per possibili ritorsioni.

QUELLA SERA

Erano passate da poco le 23 quando Ciro D’Onofrio, 35enne di Matierno, si trovava nel quartiere di Pastena, zona orientale di Salerno. Nel giro di pochi secondi il silenzio che predomina quello specifico quartiere, isolato dal centro città, è stato spezzato da più colpi d’arma da fuoco. Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti Ciro era al bordo del suo scooter, un Free di colore blu, presumibilmente, in attesa del suo assassino con cui aveva un appuntamento proprio in Viale Kennedy. Appena ha fermato il suo Free è stato colpito da una raffica di colpi, almeno tre, che lo hanno centrato in pieno senza lasciargli speranza di vita. Ciro è morto con ancora il casco in testa e le chiavi nel motorino.
I colpi sono stati sentiti dai residenti della zona e da chi stava ancora trascorrendo la serata al chiosco che dista pochi metri di distanza dal luogo dell’uccisione. Immediati i soccorsi dell’Humanitas e Croce Bianca che, però, hanno solo potuto costatarne il decesso. Poco dopo sul posto polizia, carabinieri e scientifica. Intorno alle 23.45 arrivarono anche i familiari.

Secondo una prima ricostruzione, fatta prima dell’autopsia, D’Onofrio si sarebbe subito accorto dell’agguato ma non avrebbe fatto in tempo a mettere in moto il suo Piaggio Free e fuggire. Così, dopo aver corso per pochi metri, sarebbe stato raggiunto dai proiettili, proprio mentre cercava aiuto ai presenti dinnanzi al chiosco. Per lui non c’è stato scampo: al terzo colpo potrebbe essersi accasciato a terra, ormai privo di forze.

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