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Omicidio Pennasilico, ecco chi uccise Domenico

Le indagini, la ricostruzione, il movente e l'arresto

Questa mattina i Carabinieri della sezione Operativa del Comando Compagnia di Battipaglia, della Stazione di Giffoni sei Casali e Giffoni Valle Piana, hanno eseguito un provvedimento cautelare, emesso dal GIP di Salerno su richiesta della locale Procura, nei confronti di un soggetto indagato per omicidio.

L’arresto

A essere arrestato Bruno Di Meo, residente a Giffoni Valle Piana, indagato per l’omicidio di Domenico Pennasilico. Bruno Di Meo, classe 1996, pastore, residente a Giffoni Valle Piana deve rispondere dell’accusa di tentato omicidio, concorso in omicidio volontario e porto ingiustificato di arma da sparo.

Tentato omicidio relativo al figlio di Domenico Pennasilico, Generoso Raffaele Pennasilico, avvenuto in zona Cerzoni nell’agro del comune di Giffoni Sei Casali nel pomeriggio del 23 aprile di quest’anno.

Il fatto

Secondo la ricostruzione dei militari la vittima si trovava con il figlio proprio a Cerzoni per recuperare alcuni bovini allontanatisi dalla zona di pascolo normalmente da loro utilizzata quando, improvvisamente, contro Generoso Raffaele vennero esplosi due o tre colpi d’arma da fuoco da parte di Bruno Di Meo. Quasi contemporaneamente, a breve distanza, Domenico Pennasilico veniva colpito da un primo colpo di fucile, caricato a pallettoni, da altri complici come riferito dalla vittima al figlio Generoso Raffaele in un concitata telefonata nel corso della quale lo avvisava di mettersi in salvo.

Qualche ora dopo venne trovato morto Domenico Pennasilico, nei pressi di un torrente ai piedi di un dirupo. Il figlio Generoso Raffaele invece grazie ad una maggiore agilità dovuta alla giovane età era rimasto incolume durante l’agguato, chiamò subito i soccorsi e le forze dell’ordine segnalando appunto che il padre era rimasto vittima di un agguato, che era ferito e non riusciva più a mettersi in contatto con lui.

Le indagini

Bruno Di Meo venne riconosciuto successivamente dal giovane Pennasilico, ulteriori fonti di prova arrivarono dai tabulati telefonici e dalla registrazione della telefonata al 112 che confermava il resoconto di Raffaele Generoso in relazione all’omicidio del padre.

Ad accertare poi la presenza di Bruno Di Meo sul posto anche le analisi fisiche eseguite dal Ris di Parma sui capelli e gli indumenti indossati, rinvenuti e sequestrati, con la presenza di particelle di piombo, bario e antimonio, compatibili con le particelle estratte dai bossoli rinvenuti sul luogo del tentato omicidio e sulla via di fuga di Domenico Pennasilico.

Il movente

Ricostruito anche il movente dell’agguato, un astio tra le due famiglie risalente nel tempo a causa dello sfruttamento dei pascoli. Nel corso del tempo entrambe le famiglie si sono accusate a vicenda di invadere reciprocamente il campo di pascolo altrui. Sono tutt’ora in corso indagini per individuare dei complici di Bruno Di Meo.

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