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Venezuelani a Salerno, la storia di un popolo vista dal centro storico

Vi raccontiamo uno spaccato di vita, la crisi del Venezuela, la nostalgia, il coraggio e il sacrificio: la famiglia Coppola nel cuore di Salerno con le arepa's e un velo di malinconia. "Salerno? Non mi pento ma quanta burocrazia.. salernitani curiosi, siamo stati accolti bene" ci racconta Vito Miguel

Federica D'Ambro

Venezuelano03SALERNO | Con il corpo in Italia, con il cuore in Venezuela. Questo è il ritratto della famiglia italo venezuelana proprietaria del noto locale “Arepa’s” nel cuore del centro storico di Salerno. Dal giorno dell’inaugurazione, precisamente quattro anni fa, ad oggi, la famiglia Coppola si è fatta conoscere ed apprezzare dai cittadini salernitani.


Stando ai dati di “TuttaItalia.it” risalenti al 2018, sono 620 gli italo venezuelani presenti in Campania, 253 in tutta la nostra provincia, solo 23 a Salerno città. Nel secondo dopoguerra il Venezuela è stata una delle “case” italiane. In tantissimi negli anni 50′, decisero di migrare verso terre più calde per avere un futuro migliore, lontano dalla resistenza, da quello che restava del fascismo. Oggi, grazie ad una politica che ha messo in ginocchio l’intero paese, sono i venezuelani che vanno via. Alcuni trovano sostegno e rifugio proprio in Italia. Questa, infatti, è la storia della famiglia Coppola, il padre nato ad Aquilonia, in provincia di Avellino, una madre Venezuelana. Vito Miguel Coppola è uno dei loro figli, 30enne, laureato in architettura. Vito ha raggiunto per primo l’Europa, fermandosi a Dublino, in Irlanda, per imparare l’inglese. In quel periodo, però, venne eletto Nicolàs Maduro.

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“Ho una sorella che vive con mia nipote a Valencia. Abbiamo deciso di raggiungere una mia zia e mia nonna a Salerno quando in Venezuela le cose iniziavano ad andare veramente male - ci ha raccontato Vito Miguel - Siamo qui da quattro anni e non mi pento della scelta fatta. Con Maduro, i miei genitori decisero che era meglio lasciare il nostro paese e venire in Italia per sperare in un futuro migliore”.

Valencia, è la terza città del Venezuela e nel corso degli anni ha ospitato molti italiani: “Nel quartiere dove abitavamo, i nostri vicini erano in parte siciliani, altri pugliesi. La maggior parte delle persone che vennero in quegli anni del Dopoguerra erano del Sud Italia. Oggi in Venezuela c’è una comunità italo venezuelana grandissima, molti italiani sono ancora lì. In Italia torna la seconda generazione, i loro figli. La maggior parte degli italiani presenti sono commercianti, molto sono venditori”.

Il locale “Arepa’s” è molto conosciuto e apprezzato per la sua tipica cucina sud americana. Il suo cuore pulsante è la madre di Vito, venezuelana e cuoca.

“Quando siamo arrivati in Italia abbiamo iniziato a capire cosa potessimo fare. Molti parenti ci dissero che mancava nella ristorazione salernitana una cucina diversa, più particolare. Abbiamo quindi pensato di sfruttare quello che sapevamo fare, creando un posto appositamente per l’arepa. – ha continuato Vito – Siamo stati accolti bene, i salernitani sono curiosi, alcuni entrano, altri no, quelli che provano poi ritornano. Anche molti celiaci sono nostri clienti, usando noi la farina di mais, tutti sono soddisfatti. Sicuramente il periodo dove si lavora di più è sotto le Luci d’Artista, poi ci sono momenti più fermi ma anche ad agosto si lavora grazie al turismo”.

La famiglia italo venezuelana per aprire il locale ha trovato non poche difficoltà. Sono gli stessi proprietari a lamentare due problemi, gli unici riscontrati al momento: la burocrazia infinita e lenta e le tasse troppo alte.

“Il problema dell’Italia sono le tasse troppo alte e molta burocrazia. Quando abbiamo deciso di aprire questo locale ci abbiamo impiegato 7 mesi, tra permessi e altre carte. Credo sia sbagliato perché la nostra intenzione è di lavorare e fare qualcosa per il paese. Ad oggi noi lavoriamo in famiglia, non potremmo permetterci di assumere una persona esterna perché costerebbe troppo. Quello che penso è che lavorando così non guadagno solo io: guadagna il supermercato e l’ingrosso dove vado a rifornirmi, guadagna la persona che ci ha fatto l’intero locale, non vedo perché c’è il bisogno di tasse così elevate”.

Per quanto gli anni passino, però, il sorriso e il calore del Venezuela non hanno abbandonato la famiglia Coppola che immagina un futuro ritorno nel loro paese d’origine.

“Credo che per poter tornare a funzionare, il Paese, debba iniziare a puntare sugli investitori esteri. La dittatura si è presa tutte le imprese, che inevitabilmente sono fallite. Il Venezuela dipende dal petrolio, quando il prezzo è calato ci siamo trovati in difficoltà. – conclude Vito Miguel – Credo che per migliorare la situazione c’è bisogno di altri e nuovi investitori, in modo da generare più lavoro. Bisogna combattere la delinquenza, puntare alla cultura con l’educazione nelle scuole. Penso e spero che tra 10 anni sarà così il mio paese. Il Venezuela dovrebbe essere come l’Italia. Negli anni 60, la nostra moneta era d’argento e valeva tanto. Con gli anni la corruzione ci ha distrutto”.

Con un po’ di malinconia per la vita che si è lasciato alle spalle, anche il padre di Vito ha voluto aggiungere un suo ultimo commento: “Sono più venezuelano che italiano, non pensavo mai di abbandonare il mio paese dopo tanti anni. Il Venezuela mi manca, tanto. E’ una vita diversa, avevo altri orari di lavoro. Il sabato e la domenica riposavo, adesso lavoro 365 giorni l’anno. Il clima è diverso, c’è sempre il sole. A Valencia, nel nostro quartiere, avevo una casa mia, di proprietà, a Salerno vivo in fitto”.

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