Assistenza computer salerno e provincia

Unisa, finanziavano le loro società con i fondi pubblici

Sono 12 gli indagati tra docenti e tecnici

Federica D'Ambro

Truffa con i fondi pubblici dedicati alla ricerca, indagati docenti e tecnici dell’Università di Salerno.
Sottratti alle casse pubbliche 1 milione e 600mila euro. In 12 sono le persone sotto inchiesta trai reparti di ingegneria e informatica. Secondo le indagini della Procura,docenti e tecnici, avrebbero usato i centri di Ateneo per finanziare le loro scoietà. Infatti spuntano alcuni nomi di società come “Mia” (Metodologie Investimenti Applicazioni) una srl di cui il professore Saverio Salerno risulta socio unico. Tra i suoi clienti vi è stata anche Poste italiane.
Nell’altra società coinvolta nell’indagine, la spa Moma, sembrerebbero tre i docenti indagati: Matteo Gaeta con il 25,17 per cento, lo stesso Salerno con il 13,21 e Antonio Raia (1,33 per cento). Anche la Moma opera nel settore delle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni, e secondo la Procura tutto il drenaggio di finanziamenti giustificato con idee di ampio respiro, serviva in realtà all’interesse di produrre e sviluppare l’unico prodotto commerciale esistente: l’Iwt (intelligent web teacher) di proprietà della Moma.
Il riferimento all’Iwt come strumento di e-learning si ritrova nelle schede di varie proposte progettuali, tra le undici finite nel mirino della magistratura per rendicontazioni truccate che avrebbero consentito di incassare da Unione Europea, Ministero dell’Istruzione e Regione e Campania 1.664.371 euro in più del dovuto. A scorrere la lista si trovano i nomi di Alice: sistema innovativo per l’apprendimento personalizzato; Aristotele: modello per lo scambio di informazioni e conoscenze all’interno delle aziende; Keen: per la gestione del flusso delle conoscenze dentro e fuori le imprese; Modern: volto a formare personale per la realizzazione dell’impresa 2.0; e ancora Locosp, Newgenlearn, Brein, Knowledge, Siege, Vic per l’incubatori d’impresa e infine il Bando per la creazione di un metadistretto delle aziende che operano nelle tecnologie dell’informazione e delle comunicazioni.
In ognuno di questi programmi la rendicontazione delle spese sarebbe stata falsata elencando costi per l’impiego di personale che in realtà in quel progetto non aveva mai operato o aveva lavorato per un numero inferiore di ore. In buona parte dei casi, secondo il sostituto procuratore Rocco Alfano, che ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini, si dichiarava il tetto massimo delle ore mensili possibile per ogni singolo docente, con false indicazioni di date e di orari sui fogli di presenza del personale e dei ricercatori. Un meccanismo che ai dodici indagati è valso l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. “Capo indiscusso”, secondo gli inquirenti, è Saverio Salerno, ma nel ruolo di organizzatori (e suoi principali collaboratori) figurano anche i professori Matteo Gaeta, Vincenzo Loia e Ciro D’Apice, il ricercatore Antonio Raia e il commercialista Carmine Capozzi (riferimento dell’intero gruppo per la gestione contabile), tutti succedutisi al vertice di centri universitari o società di ricerca. All’associazione a delinquere avrebbero poi partecipato altre sei persone: Salvatore Montefusco, Carole Montefusco, Luca Romanelli, Simonetta Rotondi, Ugo Galluccio, ed Edoardo Gisolfi.

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