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Unisa, gli addetti alle pulizie: “Non ci fermeremo”

"Tutti insieme riprendiamoci i nostri diritti e la nostra dignità e combattiamo ogni forma di umiliazione messa in atto dalla nuova società" Queste le parole dei lavoratori addetti alle pulizie dell'Università di Salerno

Federica D'Ambro

“Non siamo contro il sindacato, né vogliamo essere strumento di guerra tra sindacati. Vogliamo solo creare una nostra coralità di intenti e azioni di lotta collettiva”. Questo è un estratto di una lettera scritta dai lavoratori addetti alle pulizie dell’Università di Salerno. I lavoratori non ci stanno alle nuove regole della Gioma Facility Management Srl, la nuova ditta che si occupa di erogare il servizio di pulizie nei campus dell’Università di Salerno. Buste paga di circa 350 euro al mese, violazione di minimi tabellari ministeriali, orari di lavoro sballati e minimi. Questa la situazione di 156 lavoratori, pagati circa 5 euro all’ora in turni record. L’obiettivo dei lavoratori è riprendersi la dignità che la Fondazione Unisa gli ha tolto, ricorrendo anche ad azioni legali, se necessarie. Di seguito riportiamo integralmente la lettera scritta dai lavoratori addetti al servizio pulizie Unisa.

“Cari colleghi e care colleghe, la nostra realtà lavorativa la conoscete fin troppo bene visto che la viviamo sulla nostra pelle tutti i giorni. Sappiamo bene tutti che, tramite l’opera della Fondazione Unisa, le responsabilità sono tutte dell’Università di Salerno. Grazie al loro “disinteresse” nei fatti ci hanno creato danni economici, danni sui contributi previdenziali, danni di vita e di usura fisica visto che con il dimezzamento delle ore siamo costretti a lavorare con ritmi forsennati e non sostenibili. Oltre a ciò bisogna anche considerare i danni che avranno tutti quelli che vivono l’università: gli studenti, i professori, gli impiegati e lo stesso Rettore. Gli ambienti per “forza di cose” non saranno mai perfettamente puliti ne igienizzati. E ci saranno danni per l’intera collettività che paga le tasse visto il cattivo uso della spesa pubblica. Non a caso sull’appalto ci sono già esposti alla Procura e ricorsi di altre imprese sull’esito stesso del bando. E noi stessi nella nostra assemblea dello scorso 9 settembre abbiamo avanzato pubblicamente numerosi dubbi e perplessità sull’intero iter del bando. Prima o poi i vari organi dello Stato (l’ispettorato del lavoro è già all’opera con sanzioni) completeranno la loro azione e tireranno le “somme” e chi dovrà pagare pagherà. Ma i loro tempi non sono compatibili con i nostri tempi di vita. Ed è per questo che ci stiamo organizzando e le nostre azioni non sono che all’inizio.
Vi proponiamo nell’immediato due obiettivi immediati.

Il primo. Alcune decine di noi hanno già dato mandato ad avvocati di loro fiducia. Vogliamo creare le condizioni affinchè tra loro ci sia collaborazione e una strategia comune affinchè ci sia anche per quanto riguarda la Fondazione Unisa un loro coinvolgimento per il riconoscimento dei danni che abbiamo ricevuto fino ad oggi. Anche per tale motivo abbiamo una nostra email che è pulizieunisa@gmail.com .

Il secondo obiettivo, che è a nostro avviso il più importante, è quello di costruire una unità di azione forte, convinta ed efficace. Lo diciamo subito proprio per evitare equivoci. Non siamo contro il sindacato, non siamo né vogliamo essere strumento di guerra tra sindacati. Vogliamo solo creare una nostra coralità di intenti e nostre azioni di lotta collettiva (lo stesso sindacato ne avrà giovamento). Ed è per questo che abbiamo già costruito uno specifico gruppo su FB (https://www.facebook.com/groups/1805608796385301/?fref=ts ). Uno spazio di confronto e discussione tra noi e con le altre componenti dell’università. In tempi rapidi costruiremo una ulteriore assemblea proprio per formalizzare un nostro coordinamento operativo e rappresentativo di tutti noi. Quindi, care colleghe e colleghi di lavoro e di lotta, bandiamo le divisioni personali e le chiacchiere e, tutti insieme, riprendiamoci i nostri diritti e la nostra dignità e combattiamo duramente ogni forma di umiliazione messa in atto dalla nuova società”.

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