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Una vita con lei, la lettera d’amore di Tano Pecoraro per la Salernitana

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Una vera e propria lettera d’amore, tutta d’un fiato, quella di Tano Pecoraro, storico fotografo salernitano e tifoso dei granata.

“Cara Salernitana, cento anni di te, 54 anni di fotografie vissute insieme. La nostra è una storia infinita, difficile da raccontare, quasi impossibile da descrivere. Era il 1957, la prima volta con te, avevo 6 anni, in porta c’era Renzo Biondani ero piccolino ma ricordo tutto, ti ricordo sempre. Qualche anno dopo in panchina Piselli e io che guardavo i distinti, lì dove allora c’era il tifo, quello caldo, a 8 anni vendevo le bibite per entrare in campo. Non potrò mai dimenticare quel giorno in cui vidi morire Giuseppe Plaitano, ero troppo piccolo non mi rendevo davvero conto di cosa stesse accadendo, ho portato negli anni quel ricordo con me tanto da essere uno degli ideatori e fondatori del Club Plaitano, poi con gli altri soci crescemmo sempre di più. Il primo anno che porto nel cuore, quando a 14 anni cominciai a lavorare con FotoErnesto, con il maestro Ernesto Errico, storico fotografo della Salernitana all’epoca, è stato il mio maestro”.

“Nella stagione 1965/66 il primo anno da fotografo, era la Salernitana di Gagliardi, la squadra di Tom Rosati, chi se la dimentica: Piccoli, Rosati, Morosi che si alternava a Iosio, Alberti Scarnicci, Dianti, Corbellini, Cominato, Prati, Ciniani e Sestini che si alternava con Minto. Ricordo le varie collette per far vivere i calciatori di allora, non guadagnavano quello che guadagnano adesso, ai tempi di Zaccaro e altri, erano altri tempi, poi la lotta per avere uno stadio nuovo. Con Enzo Pastore fummo gli artefici di questa battaglia, facemmo un giornale unico chiamato il Granatone, mi inventai fotografo del plastico dello stadio di Benevento per “rubare” alcuni scatti e far capire a Salerno che anche noi dovevamo avere un nuovo impianto. Ed ancora, quando facemmo estirpare l’erba dai giardini comunali per poi metterla al Vestuti, perché solo così si poteva giocare in B, serviva un campo in erba nel 66/67 per la cadetteria. Il mio ricordo speciale per Bruno Carmando, in alcune trasferte mise “mano alla tasca” per pagare l’albergo, erano anni tristi, poi vennero gli anni della Fisa, la finanziaria con Strianese, Amato, Paolillo, Matera e Soglia che rimase da solo vincendo il campionato”.
“Quante storie nella promozione del 90 con Peppino Soglia, ero un suo uomo di fiducia, più che fotografo ufficiale, legai tanto con Gasperini che poi ho ritrovato, con Agostino Di Bartolomei anche se era molto taciturno ma che uomo elegante, ordinato, si distingueva per la sua signorilità. Gli anni di Delio Rossi, vissuti tutti in prima persona, mi sono sentito sempre uno della squadra, i rapporti sono rimasti magnifici con i fratelli Tedesco , con Rino Gattuso, con Luca Fusco, con Chimenti, Vittorio Tosto, Giovanni Pisano , Ciccio Artistico, tutti davvero. Tra i ricordi più intensi di quegli anni quando mio figlio Francesco mise in palio in beneficenza dei pantaloncini di Roberto Baggio, nonostante fu comprato un tifoso chiese di lasciarlo comunque a lui, era piccolo Francesco e quello fu un gesto che ricorderò per sempre”.
“Di calciatori amici ne sono rimasti parecchi, qualcuno ho perso di vista ma quanti ricordi, c’è sempre qualcosa da raccontare, come con Ighli Vannucchi, quando lo vedo parla sempre di Salerno che gli è rimasta nel cuore. Anche calciatori avversari , diceva Gianni Di Marzio che quando arrivava al Vestuti allertava tutti: “Fate attenzione al fotografo che si infiltra facilmente e mena”. E come non ricordare quel mio cappotto granata, lo portai fino a giugno pur di vincere quel campionato, dentro le tasche ero pieno di amuleti. Ricordo Antonio D’Angelo che mori giovane in un incidente. Il più forte di tutti, Pierino Prati, il più “pazzo”, Mauro Pantani”.
“Io sono stato sempre del parere che nella vita i litigi non portano da nessuna parte, tutti possono sbagliare, non tutte le foto escono bene, è la vita, importante riconoscere gli errori e metterci pietre sopra, la salvezza di Venezia è come acqua passata e bisogna guardare in avanti. Uno dei più grandi presidenti è stato Peppino Soglia, come lui non ce ne sono più e anche lui non venne trattato bene, ricordo che nell’anno della retrocessione aveva la scorta sotto casa e queste cose devono finire”.

“Il mio augurio per il Centenario è vedere l’ambiente compatto, lasciando le polemiche da bar, che la domenica riesploda un solo grido, forza Salernitana e basta. Salerno e la sua provincia ha un potenziale enorme, non ci dimentichiamo con la Juventus cosa accadde, con 40mila spettatori, chi investe deve credere in questa piazza. Ci sono tante cose brutte che potrei raccontare, come quella gara a Pescara dove però nacque l’amicizia con Battara. Negli ultimi anni la Salernitana l’ho sempre seguita nonostante viva lontano e in una piazza come Genova. Da Salernitano mi sento orgoglioso di rappresentare un po’ di Salerno in serie A, a Genova mi vogliono bene, quest’anno avrò modo di “fare” qualche scatto in più per i granata con qualche partita al Nord. Orgoglioso di festeggiare ancora questi 100 anni insieme, auguri a chi ha il granata nel cuore, auguri Salernitana”.

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