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Truffa nella gestione dei rifiuti urbani, nei guai 2 scafatesi

Sotto il mirino dei carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma sono 5 persone accusati dei reati di frode nelle pubbliche forniture, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico

Federica D'Ambro

Frode nelle pubbliche forniture, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso ideologico commesso da pubblico ufficiale in atto pubblico. Sono i reati che vedono indagati 5 persone dai carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Roma, destinatarie di altrettante ordinanze di arresto ai domiciliari emesse dal Gip del tribunale di Velletri su richiesta della locale procura. Così come si legge sul quotidiano La Città, sembrerebbe che l’impresa “L’igiene Urbana” di Scafati, nel 2010 fosse vincitrice di un appalto per la raccolta e lo smaltimento di rifiuti nel comune di Ardea, in provincia di Roma, e in quell’ambito avrebbe frodato il comune, indebitando costi non dovuti.
I provvedimenti, eseguiti dai militari del Noe della capitale in collaborazione con i colleghi di Napoli, riguardano Daniele Manfuso, 48 anni, e Andrea Abagnale, 41 anni, entrambi scafatesi, soci e gestori di fatto delle imprese “L’Igiene Urbana Srl” e “Helios Srl” con sede legale a Scafati; Michele Amarante, 48 anni, anche lui della provincia di Salerno, e Andrea Serpieri, 38 anni, romano, responsabili della sede di Ardea de “L’Igiene Urbana”; Antonio Mirto, geometra del comune di Ardea.
Dopo una lunga attività di indagine, con intercettazioni telefoniche, telematiche e grazie all’ausilio di videocamere di sorveglianza i carabinieri del Noe hanno potuto accertare che la società scafatese avrebbe asportato parti metalliche da apparecchiature elettriche ed elettroniche depositate come rifiuti, miscelando i resti di queste ultime con quelli ingombranti portati dai cittadini nelle isole ecologiche mobili allestite per sopperire all’assenza di un centro fisso di raccolta comunale.
Successivamente, gli scarti miscelati venivano conferiti nell’impianto di trattamento rifiuti gestito dalla Helios così garantendo consistenti guadagni sui costi di gestione e smaltimento in danno del comune. Nel periodo in questione sarebbero state documentate 21 operazioni illegali di miscelazione, trasporto e smaltimento di rifiuti pericolosi e non, per un totale di 710 tonnellate.

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