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Trainspotting | Un uomo e una maschera, la storia del Tiger-San di Shinjuku

Trasporta fiori finti, animali di peluche e tanto altro ma soprattutto, indossa la maschera di una tigre. Lo chiamano Tiger-San, è diventata una leggenda a Shinjuku, uno dei quartieri più vivi di Tokyo, ultimamente è stato fotografato anche in emergenza Covid-19 mentre non rinuncia a girare per il quartiere e per Golden Gai, il sottoborgo di Shinjuku dove vive la notte più che il giorno, con tanti piccoli bar uno affianca all’altro, localini angusti, perlopiù sgangherati ma amichevoli e in cui non si risparmiano le bevute in compagnia. Pensare che Tiger-san si è travestito dai primi anni 70, indossa tutti gli accessori prima di uscire di casa, lavoro come fattorino di giornali e ovviamente non rinuncia alla sua maschera da tigre, il suo datore di lavoro glielo permette: anche questo è il Giappone. Durante le sere non rinuncia a una birra in compagnia nei baretti di Golden Gai, ci sono addirittura locali dove al bancone non ci si può può stare più di 3 persone. Non tutti però apprezzano il suo stile, c’è anche chi non lo fa entrare all’interno delle attività commerciali. Una curiosità, non si maschera per nascondere la sua identità, anzi, non si fa scrupoli a togliersi la “tigre” mentre beve anche perchè ha raccontato: “Non si può bere con una maschera..”. E’ diventata, come detto, una sorta di personaggio leggendario a Shinjuku, quartiere molto particolare, da sempre rifugio per tanti artisti o persone che volevano allontanarsi da tutto e da tutti, proprio negli anni 70 era il centro della protesta studentesca a Tokyo, molto prima dei disordini nati in quel decennio molto burrascoso per tutto il paese.

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