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Teatro delle Arti, si riparte da Lello Arena

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Riaprono questa sera le porte del Teatro delle Arti di Salerno per dare il via alla stagione teatrale 2019/2020 che per l’apertura ufficiale ha voluto rivolgersi ad un classico partenopeo portato in scena da Lello Arena per la Regia di Luciano Melchionne: Miseria e nobiltà.

Al Teatro delle Arti, questa e sera alle ore 21.00 e domani, domenica 17 novembre alle ore 18.00, si potrà ridere e rilassarsi con l’allestimento scenico che vede protagonista indiscusso un Lello Arena che si presenta in un’interpretazione nuova e ben riuscita, in cui la capacità dell’attore offre, alla fine, una resa originale, cosa invero ardua se si tiene conto del fatto che il pubblico è inevitabilmente indotto a un confronto con la precedente interpretazione, quella magistrale e irripetibile di Totò, nella trasposizione cinematografica del 1954. E proprio per evitare inevitabili paragoni, le scene che maggiormente porterebbero a raffronti sono state elegantemente modificate e, in alcuni casi, completamente eliminate. E’ così, quindi, che ne viene fuori un riadattamento raffinato che ha la capacità di traghettare una commedia composta nella Napoli post-risorgimentale in una dimensione moderna, seguendo il filo rosso della miseria, di ieri e di oggi.

La trama, naturalmente, resta immutata: si parte dall’amore del marchesino Eugenio (Raffaele Ausiello) per Gemma (Marika De Chiara), talentuosa ballerina del San Carlo, figlia di un parvenu, un cuoco arricchito (Tonino Taiuti). Il padre di Eugenio, il marchese Ottavio Favetti (Fabio Rossi), ostacola il matrimonio proprio per le umili origini di Gemma. Eugenio allora si rivolge a Felice Sciosciammocca (Lello Arena) e a Pasquale (Andrea de Goyzueta), personaggi che tirano avanti in uno stato di degrado e miseria e tentano di vivere (o di sopravvivere) con ogni espediente. I due, con le loro rispettive famiglie, sono assoldati come finti parenti nobili del marchesino. La sceneggiata si complica, perché il vero Marchese Favetti è anche lui innamorato di Gemma e, con lo pseudonimo di Don Bebè, la corteggia. Alla fine, il figlio Eugenio scopre il libertino interesse del padre per Gemma e minaccia uno scandalo, ottenendo, dulcis in fundo, l’assenso paterno alle nozze.

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