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Siri dimmi perché? Elodie, Marracash feat Apple Siri

Francesco Maria de Feo

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“Siri dimmi perché”, chi riconosce questo verso di una famosa hit di questa estate?
Sicuramente in molti, ma vi siete chiesti perché Siri viene nominato tante volte?
Ve lo spiego io il perché, magari mentre sorseggio proprio un bel margherita.
Si chiama Product Placement quella forma di comunicazione in cui i prodotti di marca vengono posizionati, in modo apparentemente naturale, in una struttura narrativa pre-esistente (film, programma televisivo, video musicale, spot pubblicitario relativo a un altro prodotto, ecc.), in cambio o di un corrispettivo monetario (production fee) o di altra forma di compensazione: ad es. l’impresa inserzionista può proporre alla società di produzione un barter (baratto/scambio) per fornire prodotti e servizi necessari alla produzione del film.

Fare attività di product placement costa sicuramente di più della pubblicità tradizionale, ma sicuramente dà visibilità immediata ed ha efficacia maggiore, specie se veicolata da personaggi che piacciono molto al pubblico, come nel caso dei cantanti e rapper famosi.

Un valido esempio è rappresentato dal video ufficiale della canzone Wake Up di Rocco Hunt dove, non a caso, la parola “Sveglia” è associata ad una bella tazzina di caffè Motta appositamente posizionata in bella mostra di fronte al rapper mentre è seduto a tavola.

In realtà anche questa è una pratica importata dai Rapper degli States, da “My Adidas” dei Run DMC a Kanye West, l’hip hop ha sempre fieramente flirtato con i marchi.

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In Italia l’esempio più grossolano lo abbiamo con “Piccole cose”, il featuring di DJ Ax e Fedez di Alessandra Amoroso. Ben curata la regia, ma si notano tutta una serie di “product placement” forzati e fuori posto: i marchi sembrano buttati lì a caso, come il riferimento nel video alla Porche, alla serie di Breaking Bad, al Nescafè bevuto da Fedez e da Dj Ax in macchina, al camioncino del corriere espresso GLS con cui gioca un bambino, alla bottiglia in versione cartone animato la cui forma ricorda il brand Campari, il tutto scandito dal ritornello che frequentemente ci ricorda “le piccole cose di cui abbiamo bisogno ancora” quasi quasi a volerci indurre a soddisfare i nostri bisogni consumistici.

Quando guardiamo quindi un film, un video dei nostri idoli e beniamini, o ascoltiamo un brano, facciamo attenzione ai dettagli ed ai piccoli particolari, tenendo ben presente che quasi sempre dietro c’è un messaggio pubblicitario che stanno tentando di veicolarci. Questa considerazione non ci deve far storcere il naso, ricordiamo sempre che non a caso si chiama Show Business, il che vuol dire che dietro ciò che sembra apparentemete gratuito c’è comunque un discorso commerciale che sostiene e fa girare il gioco.

Nell’augurarvi una felice estate, vi lascio con il ritornello di “Margarita” cantato da Elodie: “con quell’aria delicata, con un fiore tra le dita, bevo un altro Margarita e poi vi dico che è finita”.

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