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Sequestro impianti di depurazione in Costiera, parla Mariano Agrusta

Il Presidente di Ausino S.p.a, Mariano Agrusta, ha dichiarato: " L'indagine deve responsabilizzare la Regione Campania e la Provincia di Salerno affinché diano una soluzione al problema della depurazione nel territorio della Costiera Amalfitana"

Federica D'Ambro

Con riferimento alle recenti iniziative assunte dalla Procura della Repubblica di Salerno, che hanno portato al sequestro preventivo degli impianti di depurazione delle acque reflue nei Comuni di Amalfi e Praiano, il Presidente di Ausino S.p.A., l’Avv. Mariano Agrusta, dichiara: «Auspico che l’indagine in questione possa sensibilizzare e responsabilizzare la Regione Campania e la Provincia di Salerno affinché diano, con la massima urgenza e ciascuno nei limiti delle proprie competenze, impulso decisivo alla risoluzione dell’atavico problema della depurazione nel territorio della Costiera Amalfitana. Sono certo che i predetti Enti non rimarranno passivi, come purtroppo è accaduto nel passato, e si attiveranno concretamente affinché anche la Costiera Amalfitana possa disporre di adeguati ed efficienti impianti di depurazione».

«La mia solidarietà va a tutte le persone iscritte nel registro degli indagati – afferma il Presidente Agrusta – nell’assoluta certezza che ciascuno potrà dimostrare di aver agito nel pieno rispetto della legge, nonostante l’oggettiva complessità del contesto in cui sono stati chiamati ad operare. Con particolare riferimento al personale Ausino indagato, a cui va il mio sincero apprezzamento per la serietà e dedizione con cui quotidianamente viene svolto il lavoro, sono convinto che la nomina del Prof. Paolo Massarotti quale custode degli impianti oggetto di sequestro potrà fare chiarezza sulle limitate azioni da poter porre in essere, facendo emergere l’importanza dell’attività gestionale fin qui eseguita nonostante il carente contesto infrastrutturale».

«Del resto, circostanza non trascurabile – conclude Mariano Agrusta – è rappresentata dal fatto che la gestione di tali impianti, ancorché strutturalmente carenti, ha comunque garantito il rispetto dei parametri di legge per le acque di balneazione, classificate da anni come “eccellenti” dall’ARPAC nelle zone interessate».

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