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Sequestrati a due fratelli di Angri beni per 800 mila euro

Ritenuti responsabili dei reati di bancarotta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte

Francesco Pecoraro

Avevano “svuotato” il patrimonio di una società in bancarotta, lasciando “in piedi” solo i debiti con il Fisco: la Guardia di Finanza di Salerno sequestra beni per 800 mila euro ai due fratelli titolari di un’impresa di Angri. Su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nocera, i Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno hanno eseguito il sequestro preventivo di beni, fino alla concorrenza di circa 800 mila euro, nei confronti di due imprenditori, ritenuti responsabili dei reati di bancarotta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Gli accertamenti delle Fiamme Gialle della Compagnia di Scafati sono iniziati nel mese di luglio 2018, quando è stata dichiarata fallita una società di Angri, operante nel settore della fabbricazione di impianti elettrici per le industrie.

Le indagini

Nel corso delle indagini, coordinate dal Sostituto Procuratore dottor Davide Palmieri, è emerso che, nell’ultimo biennio, l’impresa aveva accumulato debiti con il Fisco per diverse centinaia di migliaia di euro, che ne hanno causato il dissesto finanziario, quando in precedenza – solo nel 2015 – vantava un attivo di quasi un milione e 300 mila euro. Nel ripercorrere le vicende societarie, i militari hanno scoperto che, proprio per ostacolare la ricostruzione del patrimonio societario, destinato alla liquidazione dei creditori “insinuatisi” nell’asse fallimentare, gli imprenditori avevano falsificato i bilanci e distrutto – o comunque occultato – la documentazione contabile, “svuotando” in breve tempo l’azienda di tutti i beni. Tra questi, innanzitutto il denaro, fatto appositamente confluire su conti correnti personali o di società comunque riconducibili ai due, nonché una nuova e lussuosa Audi A8L, intestata ad un vicino di casa, pur di impedire che venisse acquisita dallo Stato.
L’esposizione debitoria risulta ancora più grave, se si considera che è stato riscontrato pure l’omesso accantonamento del TFR spettante al personale dipendente, quantificato in circa un milione di euro. Sulla base del quadro probatorio così delineato, il G.I.P. di questo Tribunale, dottor Gustavo Danise, accogliendo le ipotesi accusatorie formulate dagli inquirenti, ha emesso, nei confronti dei due amministratori, un decreto di sequestro preventivo, in esecuzione del quale i Finanzieri di Scafati hanno cautelato un edificio di 15 vani ed un ampio opificio in uso all’azienda, un’autorimessa e 3 appartamenti, per il valore complessivo di circa 800 mila euro, garantendo in questo modo il ristoro dei crediti dell’Erario. Se le accuse saranno confermate, i responsabili rischiano una condanna fino a dieci anni di reclusione.

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