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Sabatino Senatore accusato di bancarotta per il negozio Vog

Il sostituto procuratore Vittorio Santoro ne ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta, ricostruendo fuoriuscite di denaro per poco meno di 780mila euro, che avrebbero contribuito a svuotare le casse societarie danneggiando i creditori e provocando un rilevante danno patrimoniale

Federica D'Ambro

Il noto negozio di abbigliamento “Vog” chiude i battenti, secondo la Procura la causa principale è della sua amministrazione, accusato di fallimento il noto commerciante Sabatino Senatore, già al vertice della Confcommercio cittadina, consigliere della Camera di commercio e membro di giunta nella fondazione Carisal. A darne notizia il quotidiano La Città. Il sostituto procuratore Vittorio Santoro ne ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudolenta, ricostruendo fuoriuscite di denaro per poco meno di 780mila euro, che avrebbero contribuito a svuotare le casse societarie danneggiando i creditori e provocando un rilevante danno patrimoniale.
Per gli inquirenti la restituzione di quei soldi sarebbe stata decisa con l’obiettivo di sottrarli ai creditori, che non li hanno più trovati quando, il 7 febbraio del 2013, la “Vog srl” è stata dichiarata fallita con un passivo di alcuni milioni di euro. Adesso la società, con sede legale a piazza Caduti civili di guerra, è affidata al curatore fallimentare, ma la gestione operativa dei negozi è affidata a una nuova ditta, amministrata dal figlio di Senatore, che ha stipulato un contratto di fitto di ramo d’azienda per il quale versa alla curatela una parte degli introiti.
Con Sabatino Senatore (che ha amministrato la società dal luglio del 1994 al gennaio del 2012) è imputata anche la moglie Assunta Memoli, che gli è succeduta nell’incarico fino alla data del fallimento.
A decidere sulla richiesta di rinvio a giudizio sarà il giudice Renata Sessa nell’udienza preliminare fissata per la fine di ottobre.

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