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Salernitana: altro pari con rimpianti, manca il coraggio di scegliere

Anche contro il Pisa la squadra granata avrebbe potuto vincere, ma le scelte di Sannino non hanno aiutato

Nicola Roberto

Il coraggio non si compra. Non è in vendita, ma lo si trova dentro se stessi. La Salernitana di Sannino ancora una volta ha dimostrato di non averne o di averne in piccole dosi. Questa squadra è frutto di scelte estive che si sono rincorse, sovrapposte, fino al punto che, spesso e volentieri, la formazione mandata in campo dal tecnico sia una sorta di compromesso: tutto ruota intorno ad Alessandro Rosina, cui sono state consegnate le chiavi del gioco e la fascia di capitano quando ancora non aveva messo piede a Salerno.

Intendiamoci: il valore intrinseco del calciatore non si discute, ma, forse, la società e non solo da lui si aspettavano che potesse risolvere tutti i problemi con la bacchetta magia. Bastava metterlo in campo per vincere le partite. Così non è e, del resto, il contrario avrebbe meravigliato chiunque mastichi un po’ di calcio. Perchè i singoli incidono tanto più laddove c’è un progetto corale, un’idea, un’anima. E questa Salernitana non è del tutto sprovvista di alcuni di questi elementi, avendo dimostrato in alcune occasioni grinta, spirito di sacrificio e discreto palleggio, ma fatica a mostrarli tutti in una volta e a riconoscersi in un progetto ben preciso. Troppe variazioni sul tema sanno di estemporaneità. Ieri, ad esempio, era stato scelto un modulo – il 4-4-2 – che aveva un senso, cioè quello di provare ad allargare la difesa avversaria e di far spiovere palloni invitanti per Coda e Donnarumma, ma sono bastati dieci minuti per cambiare atteggiamento tattico e passare al 3-4-1-2 per provare a garantire più libertà d’azione a Rosina che, come tutta la squadra, ha stentato nel primo tempo ad ingranare.

E’ vero che nella ripresa le due fiammate targate Donnarumma avrebbero potuto regalare i tre punti a Sannino, ma è pur vero che il tecnico non ha saputo cambiare in corso usando male i cambi. Ancora una volta, proprio quando si prospettava l’assalto decisivo alla porta avversaria, Sannino ha sacrificato Donnarumma, ossia il giocatore che si era reso più pericoloso e che meglio si integra con Coda, per inserire un volenteroso ma inconcludente Caccavallo, lasciando in campo Rosina che, al di là di un paio di guizzi, non ha mai fatto la differenza. Alla vigilia della gara con il Pisa dell’acclamato ex, Gattuso, Sannino aveva tirato in ballo il coraggio di osare, ebbene proprio a lui è venuto meno il coraggio: quello di scegliere piuttosto che affidarsi ad un copione già scritto, provando a ribellarsi all’ennesimo pari con rimpianti percorrendo una strada diversa. Se devi sbloccare una partita che langue sullo zero a zero ed hai difronte la difesa meno battuta della serie B, allora devi rischiare, magari accettando il rischio di essere colpito di rimessa.

In area di rigore Donnarumma è una presenza che spaventa le difese avversarie e la sua uscita ha privato Coda di un valido sostegno. Sannino avrebbe potuto rischiare, magari sostituendo Rosina ed inserendo Zito per tornare all’idea di partenza – 4-4-2 – e provare a sfondare sulle corsie laterali. Ed invece le sue scelte non hanno dato la svolta, anzi hanno reso ancor più sterile il predominio territoriale della sua squadra, incapace di creare altri pericoli alla porta pisana una volta uscito Donnarumma.

Il quarto pari di fila è il più deludente della serie ed allunga la lista delle occasioni sprecate. L’auspicio è che tutti i punti lasciati per strada non vadano rimpianti in futuro, ma la realtà racconta di una squadra che fatica a fare gol e che non riesce a cambiare passo quando l’avversario appare alle corde. Giusto interrogarsi sui motivi di tante difficoltà a trovare il varco giusto, specie alla luce del fatto che la convinzione della società sia quella di aver allestito una squadra da playoff. C’è una settimana per trovare le soluzioni. A Cittadella dovranno arrivare le risposte.

Sport1

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