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Il “sacchiano” Sannino: credo tattico a due punte e la passione per il trequartista

Fautore del 4-4-2 ma si affida spesso all'uomo dietro le punte, con lui Salernitana più forte su Rosina?

Cinquantanove anni, nato ad Ottaviano, da allenatore è nato e cresciuto innamorandosi delle idee di Sacchi, per poi legarsi ai movimenti studiati da Lippi e Trapattoni. Un calcio “fatto di movimenti, aldilà degli schemi” ha sempre specificato l’allenatore campano. Marchio di fabbrica, quasi un pilastro per il nuovo tecnico granata: le due punte in avanti. Musica dolce per le orecchie di Coda e Donnarumma. Sannino molto probabilmente porterà con se un paio di collaboratori, confermando nello staff Gigi Genovese alla “guardia” dei portieri. Reduce dalla brevissima esperienza in A con il Carpi, durata solo cinque gare, il tecnico lo scorso anno ha allenato il Catania ma è stato esonerato a dicembre dopo aver conquistato 19 punti in 15 gare. Con lui tra gli etnei anche Rosina, cercato proprio dalla Salernitana. Sannino, infatti, schierava l’ex Zenit nel 4-3-1-2, come trequartista alle spalle della coppia Leto-Calaiò, alternandoli a Cani e Jankovic. Sia Schiavi che Sciaudone non sono mai stati nella disponibilità del tecnico visto che enttambi hanno esordito a gennaio con i siciliani, quando in panchina c’era Marcolin. Diversa, invece, tatticamente parlando, l’esperienza vissuta in Inghilterra alla guida del Watford. Nuovo schieramento adottato spesso, 3-4-1-2 puntando sempre sul trequartista tra le linee. Campionato distruttivo come la serie B la Championship con 24 squadre.

Tornando indietro, invece, alle prime panchine con il Varese e con il Siena, il tecnico non ha mai cambiato il suo 4-4-2, affidandosi ad ali veloci e offensive, come Carrozza e Nadarevic a Varese. Variante tattica adottata solo a Siena con la possibilità di schierare Brienza dietro le punte.

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