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Ruggi, niente posti letto per le donne operate al seno: scatta la protesta

Una protesta avanzata dai volontari dell’associazione “Angela Serra” per sensibilizzare i vertici del Ruggi e spingerli a investire risorse su una struttura che merita di più

Federica D'Ambro

Liste d’attesa infinite e niente posti letto per le donne affette da patologie al seno. Quello che le donne chiedono è un reparto dotato di posti letto, più sedute operatorie, snellire quelle liste d’attesa che obbligano a contare fino a 180 giorni. Ad avanzare queste proposte sono i volontari dell’associazione “Angela Serra” che ogni giorno si fanno in quattro per rendere meno pesanti le attese e stemperare ansie e dolori. Come rivela il quotidiano La Città.
Portavoce di questa protesta, c’è Lidia Avossa, per sensibilizzare i vertici del Ruggi e spingerli a investire risorse su una struttura – la Breast Unit – che merita di più. Fino a dicembre le donne affette da patologie mammarie venivano temporaneamente ricoverate nella divisione di Ginecologia. Poi, dopo la chiusura di San Severino e Cava, il reparto ha rischiato l’overbooking e dunque le pazienti della Breast sono state ospitate presso il reparto di Chirurgia generale dell’Azienda di via San Leonardo.

«Abbiamo deciso di fare una petizione – denuncia Avossa- per sollevare uno sdegnato e condiviso grido di protesta, e denunciare la costante e continua mancanza di attenzione verso le pazienti affette da patologia mammaria tumorale, che necessitano di cure tempestive ma che invece sono obbligate a lunghi tempi d’attesa a causa dell’unica seduta operatoria settimanale del martedì e della mancanza di un reparto dedicato alla degenza. Protesto vivamente per il precario modus operandi da terzo­ mondo e per le mille difficoltà cui sono obbligati e sottoposti, loro malgrado, i bravissimi medici e paramedici della Breast Unit che non disponendo di un proprio reparto in cui accogliere le pazienti trattate, sono costretti a chiedere ospitalità­ ad altri pur di operare e salvare vite! ­Una vergogna!».

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