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Rosina e la sua storia: quel bimbo fenomeno scoperto da un Vigile del Fuoco

Ecco come è cominciato il sogno del neo fantasista granata, tra contrade calabresi, le piene del Po e il papà ferroviere

Marco Rarità

La storia di Alessandro comincia a pochi passi dal Paradiso, è il nome di una contrada di Belvedere Marittimo dove nasce, a metà tra la roccia e il mare, in Calabria. A Nord c’è Diamante e a Sud quella che sarà la sua casa da bambino. Nella frazione di Cittadella del Capo a Bonifati, dove palleggiava sotto gli occhi dei genitori sul Lungomare Matteotti, lo capiscono tutti che non è come gli altri. La sua è una storia speciale e nasce in modo speciale.

Del litorale da via Magellano si era innamorato un signore di Benevento, di mestiere faceva il Vigile del Fuoco e lì ci passava le vacanze. Quando vide quel bambino palleggiare e giocare sulle spiagge ne rimase estasiato, tant’è che quell’estate lo ritrovò su diversi campetti della zona, era tanto forte da essere scelto per giocare più tornei contemporaneamente in diverse parti di Bonifati. Il padre, il signor Rosina, era letteralmente disperato, “Alessandro dov’è?” chiedeva alla moglie ogni 2 ore con il piccolo che girava per il paese, lo prendevano in “prestito” pur di metterlo in un campo. Il Vigile del Fuoco di Benevento aveva tra gli amici un signore che “faceva calcio”. Quel signore si chiamava Carlo Gardani e dirigeva la scuola calcio del Parma. Gardani dell’amico di Benevento si fidò e quel prodigio lo andò a vedere, poi parlò con il signor Rosina.

Il papà di Alessandro era un ferroviere e il destino volle che quell’estate lo avevano distaccato sulla tratta Milano-Roma, doveva trasferirsi al Nord. Palla al balzo, è il caso di dire, tutta la famiglia Rosina si trasferì nel paese dove viveva Carlo Gardani, Casalmaggiore, nel Cremonese, lì dove la gente viveva con il timore delle piene del Po. Alessandro aveva solo 9 anni e un sogno che stava per straripare come accadde al fiume in quel 1994, quando arrivò in città. Il piccolo Rosina si armò di scarpette e fece il provino per il Parma ma non piacque, lo volevano bocciare.

Gardani raccontò di aver pregato in ginocchio i dirigenti del Parma e il ds Larini per farlo entrare nei Crociati. Alessandro cresce bene ma qualche anno dopo per lui spunta l’ipotesi Brescello, era ancora giovane e sia il padre che Carlo Gardani si opposero fortemente al passaggio in Pianura Padana. Alessandro al Brescello non ci andò e lo stesso anno la società di Reggio Emilia fallì. La sua storia nel calcio che conta parte il 16 febbraio del 2013, c’era Parma-Juventus al Tardini, alle reti di Di Vaio e Tacchinardi i gialloblù non riescono a reagire. A 7 minuti dalla fine Alessandro prende il posto di uno stanco Nakata, al 46esimo Mutu accorcia le distanze e nulla più. Il resto è storia nota, tutto ciò che un Vigile del Fuoco di Benevento aveva già visto..

Sport1

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