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Radicali, report sul carcere di Salerno: “povertà e sovraffollamento”

Da agosto il numero dei detenuti è diminuito, Radicali preoccupati sull'assistenza sanitaria

Federica D'Ambro

Questa mattina al Comune di Salerno presso il gruppo consiliare Socialista si è riunita in una conferenza la delegazione radicale guidata dal segretario di Radicali Salerno Donato Salzano, il consigliere regionale Franco Picarone , gli avvocati Federico Cioffi e Giovanni Falci, insieme al medico legale Carmine Cuomo. Martedì si è svolta la periodica visita alla casa circondariale di Salerno, mirata a verificare la condizione dei detenuti, il loro diritto all’assistenza sanitaria e la loro posizione giuridica.
Dall’ultima visita fatta al carcere di Fuorni ad agosto, il numero del sovraffollamento è diminuito. Infatti ad agosto erano 440 il numero dei detenuti, rispetto ai 406 registrati nel mese di novembre. Un dato che resta alto rispetto ai 380 posti legali.
La situazione è drammatica soprattutto per coloro che sono malati, per gli extracomunitari, e tossicodipendenti che, secondo i Radicali, non hanno la dovuta assistenza sanitaria. La maggior parte delle volte i medici assegnati rimangono tali solo per 3 mesi ed è ancora alta la percentuale dei detenuti che sono ancora in attesa di giudizio.

” Siamo stati martedì scorso in visita al carcere di Fuorni- ha dichiarato Donato Salzano- ed è stato riscontrato che il sovraffollamento dei detenuti sta diminuendo, anche se in tempi lunghi. La mia preoccupazione riguarda la prima sezione del carcere che registra 277 detenuti, tra tossicodipendenti ed extracomunitari. La difficoltà maggiore è avere una costante assistenza sanitaria, che attualmente è assente, dato che il livello in cui vivono è drammatico”.

“C’è da chiarire una distinzione tra droga e droga leggera – aggiunge Franco Picarone- è molto alto il numero di persone detenute in carcere illegalmente. La motivazione per cui una persona va in carcere è per essere rieducata per il giorno in cui rientrerà in società, non si può andare in cella per vendetta o per rimanere rinchiusi senza socializzare per più di 22 ore. Quando questo accade la pena è nulla. Ma, soprattutto, fa preoccupare il metodo di lavoro dei medici nei confronti dei pazienti”.

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