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Piccolo Teatro del Giullare: all’Epifania va in scena “l’Attesa”

Brunella Caputo firma la regia

Federica D'Ambro

SALERNO | C’è il teatro dell’assurdo, la centralità della parola in quanto tale, una citazione al mondo circense ed il segno grafico come traccia visibile della scena, nella trasposizione per palcoscenico della beckettiana antologia “Attesa – frammenti di pensiero” che andrà in scena il 5 ed il 6 gennaio 2019 al Piccolo Teatro del Giullare di Salerno. E così Brunella Caputo, dopo aver curato la raccolta dei trentadue scritti a firma di artisti, scrittori, poeti ed attori, ha scelto il teatro – la sua prima casa d’artista – per raccontare l’”attesa che nasce nella mente” firmandone la regia. Più che uno spettacolo può essere definita una perfomance che attinge, qua e là, ai diversi linguaggi del far teatro e non solo. “Aspettando Godot”, una delle opere più famose di Samuel Beckett, rappresenta il punto di partenza di questo lavoro, tanto da essere l’esplicita fonte d’ispirazione di Brunella Caputo. Ma la sua costruzione fa emergere, battuta dopo battuta, le originali e personali interpretazioni del concetto di “attesa” da parte di alcuni autori contemporanei. Il copione, infatti, non riporta tutti i testi presenti nell’antologia ma solo una parte. Lui (Andrea Bloise), Lei (Brunella Caputo) e L’Altra (Teresa Di Florio) sono le voci di queste attese così diverse; poi ci sono quattro entità come il Tempo (Concita De Luca), la Verità (Letizia Vicidomini), il Viaggio (Davide Curzio) e l’Arrivo (Augusto Landi) a tessere la trama narrativa.  A completare il quadro scenico sarà Marco Vecchio ed i suoi “segni d’attesa”.  Assistente alla regia, Virna Prescenzo.

“Il sentiero che l’attesa percorre non è definito ma, i tre protagonisti cercano di seguirlo lo stesso – scrive Brunella Caputo nelle note di regia – Per scoprire poi che l’arrivo non è altro che un’ulteriore attesa. E senza nessuna linea da seguire, in un circo di musica, dipinti e colori, tante voci insieme, mischiate e imbrogliate, saranno un’unica voce, un’attesa possibile”.

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