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Perugia-Salernitana: “Siamo andati a letto presto”

Marco Rarità

L’Editoriale

Venissero adesso gli alieni su questo pianeta, magari 22 anni dopo la prima volta, sulla E45 uscita Orte non si darebbero pace. Ma che diamine è successo. Perugia-Salernitana, il Curi, i baci, questa volta senza gente e sarà anche questa da ricordare, magari sempre tra 22 anni. Era l’8 marzo del 98, Scalfaro presidente, Prodi premier, agli Interni Napolitano, Ministro del Tesoro Ciampi, in America Clinton, al Vaticano Giovanni Paolo II, in UK la Regina Elisabetta sì, come l’altra sua maestà, ci sono cose che non cambiano. Con la maglia dei grifoni il cobra Tovalieri a far paura, Rachini che si prende Renato Olive, i fratelli Tedesco ad accerchiare Cucciari e Bernardini mentre Breda chiede a Cudini di dare un occhio all’undici loro. Si chiama Rapaic, Milan come Djuric, e passate le quattro e un quarto in Umbria piazza con il sinistro un piattone che si smaterializza sotto i polpacci di Alessandro Del Grosso, uno a zero loro.

Ma che diamine, gli alieni, a seguir le indicazioni per Ponte Giovanni, mentre si apre il cassetto dei ricordi: quella partita non finì così. E se la ricordano bene, con Pagotto che prende tutto ciò che si muove da Terni ad Arezzo, eppure. Un numero 7 di bianco vestito lascia partire un destro che odora di cioccolato, la nocciola è di Ciro. Colpo di sciabola, non per lo champagne, il montante sinistro gioca per l’ippocampo e spinge senza far male, lo schiaffo più dolce di una carezza, scrivete signori: uno a uno al Curi, il settore ospiti “crolla”, qualcuno arriva fino a Foligno. Intanto gli alieni si accorgono che nel settore destinato ai terrestri non possono entrare, qualcuno spiega, qualcuno domanda: ma che cosa avete fatto in tutti questi anni?

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