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IL PERSONAGGIO – Ecco Adejo: alla Salernitana un “figlio” del Sant’Agata

La storia di Daniel Adejo: arrivato in ritiro a Roccaporena, cresciuto "ind'u 'ggebbiùni", cerca il riscatto professionale all'Arechi

Marco Rarità

L’Africa non è solo un continente diverso, l’Africa è un mondo a parte, concezione, spazi, un universo che viaggia ancora da solo. Da questo universo arriva Daniel Adejo. Ora immaginate una città grande quanto tutta la provincia di Salerno, sì avete capito bene, più 4mila metri quadrati di case, più o meno ben edificate, oltre 200mila abitanti, significa quasi 53 persone ogni chilometro quadrato. In questa vastità è nato Daniel Adejo, si chiama Kachia, nel cuore della Nigeria, vicina alla capitale dello Stato di Kaduna, lì dove è stato registrato e da dove è partito, a meno di 17 anni per scoprire la Calabria. E’ un ragazzino quando viene tesserato dalla Reggina, crescendo u ‘ggebbiùni, il rione accanto al centro sportivo Sant’Agata, lì dove si è formato calcisticamente e come uomo. Con la maglia amaranto supera quasi le 200 presenze, comincia da esterno, anche in serie A, a marzo del 2009, nei minuti finali al Granillo contro la Fiorentina. Venti giorni dopo a San Siro, contro l’Inter, comincia la sua carriera da esterno sfruttando rapidità e forza, quest’ultima però è la sua arma migliore e viene spostato da Ivo Iaconi stabilmente in difesa, ed ancora con Roberto Breda nel suo primo anno in cadetteria. L’esperienza in Grecia al Kalloni e poi il passaggio, a gennaio 2016 al Vicenza.

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