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“Non sono carne da macello”, gli operatori di polizia non siano soli nella lotta al Coronavirus

Com’è noto le direttive ministeriali hanno sancito nuovi parametri di relazione e socialità all’interno di tutta la nostra penisola. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 le misure di cui del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 8 marzo 2020 sono estese all’intero territorio nazionale.

La garanzia affinché queste norme siano rispettate è lasciata agli operatori di Polizia che il più delle volte, come ci viene raccontato, all’interno delle loro caserme sono in balia della libera interpretazione della norma, sprovvisti delle tutele legittime in casi straordinariamente gravi come questi.

Così come ci dicono, non tutti gli operatori di polizia sono provvisti di guanti, mascherina e gel disinfettanti necessari per tutti ma in maniera particolare per chi, come loro, si ritrova a stretto contatto con l’utenza al fine di garantire il rispetto delle norme sancite dal Decreto.

Padri di famiglia che rischiano la propria vita e quella delle loro famiglie per garantire il rispetto delle norme varate da un governo che non è in grado di garantire la loro incolumità. La pulizia nelle Caserme, uffici piccoli che ospitano dai 4 ai 5 operatori, non garantendo il rispetto della distanza, sono alcuni dei problemi che sono stati segnalati da chi chiede massima garanzia per gli operatori durante le pattuglie.

“Più rispetto per le nostre vite, per la nostra salute e quella dei nostri cari” afferma un operatore che vuole mantenere l’anonimato. Ci auguriamo che davvero questo appello sia accolto nella garanzia e nel rispetto di tutti, perché un paese può garantire il rispetto delle norme nel momento in cui adotta provvedimenti adatti affinché tutti siano tutelati.

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