Assistenza computer salerno e provincia

“No alla privatizzazione”, domani sciopero dei dipendenti Poste Italiane

Saranno circa 1000 lavoratori della provincia salernitana a partecipare al presidio di Napoli, dove è prevista la presenza di circa 5mila lavoratori

Federica D'Ambro

Le sigle sindacali hanno indetto uno sciopero nazionale che si terrà a carattere regionale, per l’intera giornata del 4 novembre per protestare contro la privatizzazione delle Poste Italiane e per difendere il futuro dei dipendenti e la salvaguardia della qualità del servizio. La Slp Cisl di Salerno è pronta a partecipare alla mobilitazione. Saranno circa 1000 lavoratori della provincia salernitana a partecipare al presidio di Napoli, dove è prevista la presenza di circa 5mila lavoratori, provenienti da tutta la regione Campania. Partenza con pullman ed altri mezzi alle ore 8,00 da Salerno, dall’ingresso della tangenziale di Pastena. A Napoli, concentramento alle ore 9,30 a piazza Mancini e con corteo di arrivo a piazza Matteotti. Comizio finale dei segretari di categoria Slc Cgil, Slp Cisl, Failp, Cisal, Confsal Com e Ugl.

Marco Vincenzo, segretario generale della CISL Lavoratori Poste Salerno: “Contestiamo il progetto di privatizzazione del Ministero dell’Economia, in quanto con la sua uscita definitiva dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico in Poste Italiane. Con questa azione si perde l’unicità aziendale e in più Poste Italiane si svende!. Per questo deve rimanere a maggioranza pubblica”.

“Poste italiane è una eccellenza dei servizi del nostro Paese. In 20 anni da “carrozzone di Stato” è diventata una prospera azienda con floridi ed attivi bilanci. Piuttosto si utilizzino gli utili di bilancio per rendere più efficienti i servizi e le condizioni di lavoro”, spiega il leader dei lavoratori postali salernitani.

“In molte regioni il servizio è in affanno e la situazione potrebbe peggiorare con l’avvio della distribuzione a giorni alterni prevista nel piano di riorganizzazione dell’azienda. C’è anche da garantire il mantenimento dei livelli occupazionali. Queste sono le motivazioni che ci hanno indotto a lanciare una fase di forte mobilitazione”, conclude Marco Vincenzo.

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