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New York chiama Salerno con “Noi, Pupazzi – storia di una vita sconvolta dal razzismo”

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“Noi, Pupazzi – storia di una vita sconvolta dal razzismo” vola a New York per l’ottava edizione di “In Scena! Italian Theater Festival NY”, in programma dal 27 aprile all’11 maggio 2020 nei cinque distretti della Grande Mela. Tra le otto produzioni di teatro italiano indipendente scelte per il cartellone ci sarà anche quella del salernitano Marco De Simone che dello spettacolo ha curato la scrittura e la regia, oltre ad esserne l’interprete. La produzione è Associazione Campania Danza. L’esperienza americana è per Marco De Simone, classe ’92, un’occasione importante: lo scopo della Kairos Italy Theatre che cura l’organizzazione della rassegna è promuovere il teatro e gli artisti italiani a New York e costruire un ideale ponte tra le due scene artistiche.
La prima edizione di “In Scena!” è stata inserita come evento ufficiale dell’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti, sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, del Ministero degli Affari Esteri e dell’Ambasciata italiana a Washington, D.C..

Sabato 7 dicembre, alle ore 21.15, e domenica 8 dicembre, alle ore 19, Marco De Simone porterà “Noi, Pupazzi” al Teatro Genovesi di Salerno (via Sichelgaita), nell’ambito della stagione della Compagnia dell’Eclissi. In cinquanta minuti di spettacolo il burattinaio Saul fa sognare gli abitanti del suo paese con le favole che inventa e mette in scena per loro. L’avvento delle Leggi razziali del ’38 sconvolge la sua vita, come quella di migliaia di altre persone, ma non sopprime la necessità di dare voce ai suoi pupazzi. Continuerà a raccontare le sue storie alle persone che fuggono e si nascondono con lui, offrendo loro l’occasione per distrarsi, commuoversi, sorridere, nonostante la realtà inaccettabile che li circonda. Lo spettacolo denuncia l’orrore della discriminazione e della persecuzione in senso universale. La vicenda narrata è ambientata alla fine degli anni ’30 in un probabile paese della provincia italiana, quindi ha un riferimento storico ben preciso; tuttavia, non si tratta di uno spettacolo sulla Shoah o sulle deportazioni – in scena non si parla mai di campi di concentramento, gas, sangue. La storia di Saul, piena di passione e speranza, vuole essere un inno alla vita, un monito a valorizzare l’esistenza nel rispetto di coloro a cui è stata strappata senza motivo.

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