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Inquinamento Valle dell’Irno, trovati metalli pesanti nell’area

"Abbiamo effettuato rilievi a monte, a valle e all’altezza degli scarichi delle Fonderie Pisano nel fiume Irno – ha annunciato Rivezzi – Il risultato è stato il ritrovamento, a valle degli scarichi, di cospicue quantità di cadmio, cromo, piombo, rame, zinco e manganese"

Federica D'Ambro

È con un rapporto tecnico su un recente studio ambientale che i medici dell’Isde, l’associazione internazionale di medici per l’ambiente, puntano di nuovo l’attenzione sull’inquinamento nella Valle dell’Irno. Come si legge sul quotidiano La Città lo studio è stato presentato ieri presso l’Ordine dei Medici di Salerno in via Santissimi Martiri Salernitani e ha visto la presenza del presidente dell’Ordine, Bruno Ravera, del presidente regionale dell’Isde Campania, Gaetano Rivezzi, del presidente dell’Isde Salerno Alfonso Bartiromo e del docente geologo Franco Ortolani.

“Abbiamo effettuato rilievi a monte, a valle e all’altezza degli scarichi delle Fonderie Pisano nel fiume Irno – ha annunciato Rivezzi – Il risultato è stato il ritrovamento, a valle degli scarichi, di cospicue quantità di cadmio, cromo, piombo, rame, zinco e manganese. Il nostro è uno studio dimostrativo, fatto applicando criteri diversi da quelli previsti dalla norma vigente. Tuttavia è da considerare altamente affidabile nel descrivere una situazione di elevato inquinamento delle acque del fiume. Ora procederemo con ulteriori analisi su piante e sull’aria per dare un quadro ancora più esaustivo”.

Come rivelato dal quotidiano La Città sempre in mattinata, al bar Verdi, è stato il comitato “Salute e Vita” a annunciare l’ennesima iniziativa con la consegna di tre lettere a Regione Campania e Comune di Salerno. Tre i punti richiesti agli enti dall’avvocato Oreste Agosto che sta curando la serie di ricorsi per il comitato: la richiesta di annullamento dell’Autorizzazione integrata ambientale; l’accesso agli atti e alle attività inerenti le decisioni sul caso fonderie, tra cui la riconvocazione del tavolo tecnico in Regione e infine l’invito, proprio all’ente regionale, per l’attivazione di un processo di delocalizzazione serio e veloce.

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