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Mercatini etnici “sfrattati”, la delusione dei senegalesi: “Noi non ci muoviamo”

Intervista al portavoce della comunità Amadou Diallo: "Viviamo a Salerno da circa trent'anni e il nostro obiettivo non è quello di creare problemi, vogliamo vivere in pace ma lavorare esattamente come tutti gli altri"

Federica D'Ambro

Stazione Marittima, sottopiazza della Concordia e via Vinciprova. Tre zone strategiche dove l’amministrazione comunale ha deciso di recuperare, in totale, 350 posti auto. Una decisione presa bene dalla maggior parte dei cittadini, se non fosse che quelle zone non sono abbandonate a loro stesse ma sono spazi dedicati ai mercatini etnici della comunità senegalese e bengalese. Fatta eccezione per la Stazione Marittima.
Circa quattro anni fa, con l’ex amministrazione De Luca, la comunità senegalese riuscì ad avere dei posti dove poter svolgere ogni giorno il loro lavoro. Nei pressi del parco del Mercatello, via Vinciprova e al sottopiazza della Concordia. Quest’ultima, già venuta a mancare qualche settimana fa, per ospitare temporaneamente l’Arena del Mare.
Da qualche giorno hanno ricevuto la notizia di “sfratto” verso il lungomare Colombo, a Torrione, una zona molto distante dal centro cittadino, dove le possibilità di guadagno sono ben poche.

“Viviamo a Salerno da circa trent’anni e il nostro obiettivo non è quello di creare problemi, non lo abbiamo mai fatto, proprio perchè ci sentiamo parte della città e vogliamo vivere in serenità. Ma cosa significa vivere in serenità? Lavorare e garantire un futuro alla famiglia. Noi questo, oggi, non possiamo più garantirlo”.

Queste le parole di Amadou Diallo, portavoce della comunità senegalese e bengalese residente a Salerno.

“Il nostro è un rapporto sereno con l’amministrazione comunale e vogliamo che rimanga tale – continua Diallo- Sappiamo perfettamente che per una questione logistica Salerno non è una città che ci può offrire grandi spazi. Spazi che non abbiamo mai chiesto. La nostra proposta è quella di permetterci di lavorare almeno un giorno a settimana, tra la domenica e le festività, nel sottopiazza della Concordia. Perchè, effettivamente, sarebbe l’unico giorno in cui potremmo guadagnare qualcosa”.

“Noi facciamo il massimo per non creare problemi, ci spostiamo, guadagniamo dove possiamo, ma Salerno è la città dove viviamo e chiedo di lavorarci almeno un giorno a settimana”.

Diallo ha parlato a nome di tutta la comunità presente sul territorio salernitano: “Non abbandoniamo quella che è stata la nostra casa per quattro anni, fin quando non verremo trattati con dignità, vogliamo vivere in pace ma, soprattutto, lavorare esattamente come tutti gli altri”.

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