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“Marina d’Arechi iniziativa importante, tra le migliori al Sud”

Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, conferma l'impegno per il porto turistico

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Ha elogiato la vivacità imprenditoriale salernitana. E criticato l’eccessiva burocrazia italiana. Domenico Arcuri, amministratore delegato Invitalia, ha indicato ai partecipanti al master in Direzione d’impresa, organizzato dalla Sdoa, la strada per uscire dalla crisi. Affiancato dal presidente della Fondazione Genovesi, Vittorio Paravia, ha pure confermato la partecipazione nel progetto  Marina d’Arechi.

Era stato ipotizzato un disimpegno, invece continua la partnership?

Non so chi abbia messo in giro queste voci. Anzi noi incrementeremo il nostro impegno per Marina d’Arechi, che ritengo un’iniziativa importante, di sicuro tra le migliori in questo settore nel Sud Italia, che noi abbiamo il dovere, oltre che il piacere, di sostenere.

Come giudica Salerno e il suo tessuto imprenditoriale?

Salerno è sicuramente una delle aree del Mezzogiorno in cui il gap si è notevolmente attenuato. La crescita è figlia non solo di una serie di precondizioni ma pure di diverse azioni che sono state poste in essere durante quest’ultimo periodo. E tutto questo presuppone e rende possibile un ulteriore afflato verso uno sviluppo nei prossimi anni. Inoltre bisogna pure sottolineare come il territorio salernitano risponda bene alle  iniziative che noi progressivamente mettiamo in campo.

Innovazione è la parola d’ordine e da pochi giorni è partito il progetto Smart & Star Italia. Con quali risultati?

In 15 giorni abbiamo ricevuto 451 domande e 421 sono in preparazione. In pratica 872 gruppi italiani stanno pensando di fare una start up innovativa. In questo contesto la regione più produttiva  è la Campania, seguita dalla Lombardia, dal Veneto e dal Lazio. Ed è  l’esempio lampante  di come la  voglia di crescita e la capacità di produrre idee competitive nel Sud sia continuo.

Come è possibile sviluppare ancora di più il Mezzogiorno?

Spesso dico che il Mezzogiorno è morto, nel senso che il Sud che i nostri avi sono stati abituati ad osservare, cioè un’area omogenea nel suo ritardo di sviluppo, non c’è più. Ci sono zone che hanno un ritardo maggiore,  altre minore e altre ancora in cui si sono addirittura fatti passi indietro rispetto al passato. Partendo da questo presupposto per crescere  bisogna considerare alcune semplici regole. E la più elementare di tutte è quella che il mondo oramai non compete più sulla quantità di danaro disponibile per sviluppare un’idea,  ma piuttosto sulla quantità e sulla capacità di utilizzare il tempo. E il principale problema del Sud non è l’assenza di capitali e d’intelligenze ma, piuttosto,  il dispendio di tempo. Se useremo meglio il tempo che abbiamo a disposizione, che è lo stesso che hanno tutti i cittadini del mondo, potremmo riprendere la curva della crescita.

In quest’ottica qual è l’ostacolo maggiore?

Sicuramente la burocrazia. E’ il macigno che fa sì che il tempo si  disperda in percorsi inutili, viziati e qualche volta dannosi, e che non permette all’Italia di essere un paese normale. E pure  il  principale responsabile se il Pil non torna a livelli competitivi. Io non credo ad una riforma della Pubblica amministrazione, però auspico che possa essere arretrata, perché lo sviluppo si ottiene sottraendo e non addizionando.

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