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“L’Italia non è più il luogo dove fare Teatro”

Lo sfogo del regista Rodolfo Fornario

Pasquale Petrosino

Inizia il nostro viaggio nel dar voce a chi in questo momento , ma in realtà già da un anno, si ritrova senza poter dar vita al proprio lavoro. Quel lavoro fatto di stenti, professionalità, investimento, formazione continua. Il teatro! Perchè  fare teatro è un lavoro. Uno dei lavori più difficili al mondo, poiché implica conoscenza, formazione, empatia, bravura, investimenti, “pathos”. A parlarci è Rodolfo Fornario, attore e regista partenopeo che vive da sempre del mondo teatrale.

Ha sempre vissuto di teatro, come sta vivendo questo periodo oscuro per il Teatro e l’arte in genere?

Domanda difficile… potrei rispondere che in realtà non stiamo vivendo affatto, avverto oramai da mesi un senso di sospensione, di attesa di non sappiamo neanche bene cosa. Bloccare così a lungo tutte le attività collegate non solo al teatro ma alla cultura in generale, cinema, musei, mostre, ecc… ci ha fatto ripiombare in pieno clima medievale. In pratica oggi l’unica attività di “svago” consentita, rimane la televisione, che mai come in questo periodo sta toccando livelli così bassi. Non che prima fossero alti, ma ho la netta impressione che in questo periodo, forse perché si sta cercando di fare più televisione d’evasione, i livelli del trash televisivo sono in caduta libera. Tutto ciò è veramente mortificante, non sarà possibile recuperare il tempo perduto, e non sarà facile tornare ad una normalità… semmai tornerà la normalità così come noi la intendevamo prima di tutto questo.

Come mantiene vivo il rapporto con gli allievi del suo laboratorio?

Ci sentiamo di tanto in tanto, scambiamo messaggi, idee, li ho coinvolti in una iniziativa che abbiamo fatto partire su Facebook per incentivare la lettura, i libri e la cultura in genere. Per quanto riguarda le “lezioni” o gli incontri didattici ho preferito fermarmi. Non credo nella possibilità di fare una DAD teatrale. Sin da piccolo ho avuto la passione per l’etimologia, e visto che laboratorio deriva dal latino labor, cioè lavoro, ritengo che per un “lavoro” come quello teatrale, fatto soprattutto con il corpo, la presenza, l’interazione sia imprescindibile. L’on line, può servire per fare qualche lezione di dizione, di lettura espressiva, ma il teatro-laboratorio ha bisogno della presenza, dell’esserci, del guardarsi negli occhi. E poi temo che ci si potrebbe abituare all’idea che tutto possa farsi on-line, e questo sarebbe la fine senza ritorno.

Cosa spinge un/una professionista come lei a non gettare la spugna?

Se fossimo in un film americano a questo punto ci starebbe bene una frase del tipo: la strafottutissima passione, e renderebbe perfettamente l’idea. Il guaio è proprio questo, la passione, l’amore per questo mondo, la scarica di adrenalina che ti dà il teatro, che diventa una vera dipendenza fisica e psicologica, il fatto che credo ancora che il teatro possa e debba continuare ad esistere, perché sono convinto che possa servire ancora a qualcosa e a qualcuno. Certo, poi vedi che Mediaset pubblicizza un’iniziativa a favore del teatro e per cinque sere sbandiera che trasmetteranno teatro, e lo fanno… ma lo fanno mettendo in programmazione gli spettacoli dall’una di notte, spettacoli che finiranno alle 2,30/3,00 del mattino… e allora ti rendi conto nella moderna scala sociale a che punto d’interesse viene posto il teatro e le braccia ti cadono… Ma fino a quando saremo vittime di questa sindrome di Don Chisciotte continueremo a combattere contro i mulini a vento…

A chi vorrebbe avvicinarsi al mondo del teatro, oggi lei, cosa consiglierebbe?

Dipende dal perché ci si avvicina. Se lo si fa per crescita personale, per cultura, per fare un’esperienza formativa importante, gli direi prego accomodati! Entra pure, ne uscirai cresciuto, migliorato, fortificato, saprai e capirai meglio chi sei, imparerai a superare i tuoi limiti.

Se dovesse avvicinarsi al teatro per farne il suo lavoro, per costruirci un futuro, gli direi di pensarci bene, l’Italia non è il luogo più adatto per fare questo tipo di scelte. Sarebbe impresa ardua, basta guardarsi indietro, un tempo in Tv si vedevano spettacoli di qualità condotti da attori provenienti dal teatro, a loro venivano riconosciute capacità e competenze. Oggi abbiamo una situazione esattamente inversa, ho visto produzioni teatrali che coinvolgono “protagonisti” che magari vengono da programmi dove facevano i tronisti o dove per mesi sono stati buttati su di un divano a far cazzate mentre vengono spiati dalle telecamere… tutto questo con la speranza di tirare un po’ di pubblico a teatro… con queste prospettive sinceramente dire ad un giovane: fai l’attore! Fanne il tuo lavoro! Temo che non gli stai facendo un gran favore… triste ma è così.

 

Cos’è il teatro per lei?

Il modo per vivere tante vite in una sola, il modo per sfuggire alla piattezza del quotidiano, in fondo l’unico modo possibile per fregare la morte

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