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L’EX – Davide Mezzanotti: “Se penso alla Curva Sud ho ancora i brividi”

L'ex di Brescia e Salernitana Davide Mezzanotti ci ha raccontato dei suoi ricordi con la maglietta granata e analizzato il perchè della mancanza di terzini

La stagione 2003/2004 è stato uno spartiacque del calcio italiano, l’ormai famoso “Caso Catania” sconvolse l’estate pallonara e la Salernitana fu direttamente coinvolta. La società allora presieduta da Aniello Aliberti retrocedette mestamente la stagione precedente, ma grazie a un cavillo burocratico non il cavalluccio fu ripescato insieme alle altre compagini. La serie cadetta fu allargata a 24 squadre e i granata furono proiettati da un campionato di C ad una più prestigiosa B. Quell’anno sulla panchina granata sedeva l’esordiente Stefano Pioli, in campo scendevano in campo Bombardini, Breda, Longo, Di Vicino e un terzino destro rimasto nella memoria dei tifosi granata: Davide Mezzanotti.
Il difensore originario di Sansepolcro ha giocato sia con la maglietta della Salernitana che con quella del Brescia, in cui disputò tre campionati dal 1993 al 1996: “Fu un’esperienza positiva perché il primo anno abbiamo vinto il campionato e la stagione successiva ho giocato in serie A. Fu un vero peccato la retrocessione in B, dove poi non facemmo un grande campionato; nei tre anni in cui sono stato li, due mi sono trovato bene. Tutte le esperienze calcistiche che ho vissuto mi hanno lasciato un qualcosa, non è importante la quantità del tempo passato in una squadra, ma la qualità; dovunque sono stato mi hanno sempre accolto bene, poi ero un giocatore grintoso che piaceva alla gente. Brescia è stato l’inizio del mio cammino”.

All’ombra del castello Arechi, come detto precedentemente, Mezzanotti arrivò nell’estate del 2003: “Quando sono arrivato alla Salernitana, la squadra era stata allestita per fare un campionato di Serie C, ma dopo il “Caso Catania” la B fu allargata a 24 squadre e quindi fummo ripescati. Noi abbiamo disputato una stagione fantastica, abbiamo avuto dei momenti bellissimi e alcuni meno belli; un’altalena di risultati ma è stato un percorso molto avvincente, la curva era sempre piena. Salerno è stata ed è ancora una piazza importante, qualunque giocatore che è stato alla Salernitana lo dirà sempre”.

Sicuramente uno dei momenti più importanti di quell’annata fu la decisiva sfida con la Ternana: “Ero un giocatore di quantità e cercavo di dare il massimo in ogni frangente, per me la cosa più importante era la vittoria della squadra. La più grande soddisfazione è stata quella di salvarci con due giornate di anticipo grazie alla vittoria di Terni (rete di Tulli all’86’), fu un momento particolare perché la classifica piangeva e quei tre punti ci hanno consacrato”.

L’ex terzino granata ha analizzato la stagione appena trascorsa e quella appena iniziata: “L’anno scorso è stato un campionato stranissimo, a un certo punto non si capiva chi potesse fare i playout e chi doveva retrocedere; la classifica era corta e il campionato difficile, la salernitana doveva raggiungere la salvezza e ce l’ha fatta anche se ai playout. Quest’anno è ancora più difficile perché ci son squadre attrezzate meglio. La Salernitana è una squadra migliore, ha fatto delle buone prestazioni anche se non è partita bene, credo che questa squadra si salverà e lotterà per una posizione a centro classifica, ma anche qualcosina in più”.

Mezzanotti è stato un laterale basso di concezione diversa a come viene visto ora quel ruolo: “Intanto si è perso il ruolo del difensore in serie A, in Nazionale come difensori siamo carenti. L’Italia ha un’ossatura importante, ma dietro c’è poca qualità; credo che negli anni si è curata più la spinta che il difendere e oramai molti terzini sono quasi dei quinti esterni di centrocampo che sanno giocare. Con gli anni si è perso prima il ruolo di terzino sinistro, infatti ce ne sono pochissimi, ora anche il destro sta calando. Sono annate particolari, ci son stati periodi che mancavano alcuni tipi di giocatori, ora ne mancano nel ruolo di terzino. Per esempio per me Laverone è buon giocatore. In B pochi hanno dei terzini buoni. Le difficoltà ce le hanno tutte le compagini, anche nei dilettanti oramai si fanno giocare i giovani per la regola degli under, ma poi non vanno molto lontano. Però credo che da sotto si crea poco, una volta arrivavano molto dalla C2 in categorie superiori, io arrivai alla Pro Sesto e feci un bel campionato; ora le squadre prediligono altre dinamiche di gioco e giocare in modo diverso”.

Davide Mezzanotti dopo aver appeso gli scarpini al chiodo ha deciso di intraprendere la carriera di allenatore: “Le soddisfazioni da allenatore sono quelle di far crescere i giovani e vedere che dai una mano far maturare persone acerbe raggiungendo anche buoni risultati. In questi anni ho quasi sempre raggiunto i playoff tranne nell’ultimo anno. Purtroppo l’allenatore non gioca e questa è la difficoltà; quando sei giocatore sei tu padrone del destino, se ti alleni bene giochi, altrimenti vai in panchina. Da allenatore cerchi di fare il massimo a preparare una partita per una settimana, ma il destino è in mano ai tuoi giocatori, devi affidarti a loro. E’ una vita totalmente diversa, per il giocatore finito l’allenamento è finito il grosso, invece per allenatore il vero lavoro inizia quando finisce la l’allenamento”.

Infine un pensiero a Salerno e ai suoi tifosi che gli son rimasti nel cuore: “Se passo vengo allo stadio, perchè ho un ricordo fantastico della curva che canta e non posso dimenticare l’entrata in campo nella partita con la Triestina, spalti pieni e una coreografia da brividi; sono ricordi che rimangono indelebili”.

Sport1

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