Le motivazioni della condanna di De Luca: “nominò Di Lorenzo per dargli più soldi”

L'ex sindaco ribadisce "mi condannano per un reato linguistico"

Carmen Incisivo

Benché le motivazioni dei giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Salerno- che lo scorso gennaio condannarono l’ormai ex sindaco di Salerno Vincenzo De Luca ad un anno di reclusione con pena sospesa per abuso d’ufficio- siano chiare nell’affermare che De Luca nominò Albeto Di Lorenzo perché percepisse più soldi e perché il dirigente del suo staff occupasse una posizione apicale nella realizzazione del progetto del termovalorizzatore, il candidato alla presidenza della regione Campania in una nota commenta l’accaduto minimizzando.
“È stata finalmente pubblicata – spiega Vincenzo De Luca – dopo una vicenda giudiziaria di cinque anni relativa a fatti del 2008, la sentenza di 142 pagine sulla ormai famosa vicenda della nomina di un ‘Project Manager’, nell’ambito del gruppo di lavoro incaricato della redazione di un progetto preliminare per un termovalorizzatore, costituito tutto da dipendenti pubblici per ragioni di risparmio e di rigore amministrativo”.
Fino a questo punto tutto giusto, salvo poi ribattere l’esistenza di un reato “linguistico” a fronte di una sentenza che invece spiega dettagliatamente cosa questa nomina dovesse e potesse implicare.
“La sentenza in questione- aggiunge De Luca- ribadisce che l’abuso d’ufficio consiste in un ‘reato linguistico’, cioè nell’aver nominato – anziché un ‘coordinatore’ del gruppo di lavoro – un project manager, figura non presente nella normativa generale in materia d’appalti. Viene ribadito, dunque, che l’abuso d’ufficio consiste nella (come recita la sentenza) ‘adozione di un atto amministrativo con motivazione di mero stile’”.

Commenti

I commenti sono disabilitati.