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Le aziende del futuro? Assumeranno con filosofia

Francesco Maria de Feo

È da un bel po’ che ne discuto con colleghi ed imprenditori, citando di Kurt Lewin, il quale sostiene che:” “non c’è niente più di pratico che una bella teoria”.

Mi viene allora in mente la storiella dei due taglialegna e della difficoltà di far comprendere a certi imprenditori che, prima di prendere una decisione importante per le proprie sorti aziendali, bisogna fermarsi, smettere di agire in modo confusionale, e affilare la strategia.

In effetti la filosofia ci induce a pensare bene, a costruire e trasformare concetti, a crearli, a riflettere in modo rigoroso, a stabilire quali siano i criteri per decidere e giudicare del vero, del giusto e del bello.

Aiutano l’essere umano altresì a condurre una vita ben vissuta e a raggiungere una più ampia e comprensiva visione di sé stessi e del mondo, aiutandolo ad assumere decisioni pratiche, utili per la sua vita, soprattutto considerate in ambito sociale, ovvero, in termini più platonici, ad attingere il Bene.

A conforto di ciò, leggo in un post di Facebook la riflessione di Raffaele Gaito, Growth Hacher ed Imprenditore Digitale, il quale scrive: “più passa il tempo e più mi convinco che le aziende abbiano bisogno di figure umanistiche nei loro team. E questo vale per aziende di ogni tipo. Anzi, più sono tecniche e più ce n’è bisogno. Il perché è presto detto. Perché sanno analizzare le altre persone. Perché sanno argomentare per difendere le loro opinioni. Perché sono in grado di semplificare concetti complessi. Perché sviluppano maggiormente l’intelligenza emotiva, l’empatia e altre soft skill che sono fondamentali. In un mondo che va sempre di più verso gli algoritmi, i filosofi (e la cultura umanistica in generale) non solo servono, ma sono indispensabili. Indispensabili per non perdere il pensiero critico. Abbiamo un disperato bisogno di persone che ci aiutino a dare un senso a tutta questa tecnologia”.

Il consiglio pratico che mi sento dare, in virtù della mia esperienza di marketer, a chi oggi vuole migliorare una propria realtà imprenditoriale o partire con una start-up, è quello di non assumere persone troppo simili a sé stessi, ma di formare un gruppo “eterogeneo” di persone che sappiano interpretare, cavalcare e cogliere con elasticità gli scenari futuribili di mercato.

De Angelis - Grafica e stampa

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