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La proposta di Salerno Capitale: “Riemergere il sommergibile Velella”

Oggi i fondatori dell'associazione Salerno Capitale, hanno promosso una campagna di sensibilizzazione per cercare di far riemergere quello che il mare nasconde da 70 anni

Federica D'Ambro

Il sommergibile Velella, insieme a tutto il suo equipaggio (il comandante Patané, 5 altri ufficiali e 44 fra sottufficiali e marinai) scomparve nel 1943 a largo di Punta Licosa. Colpito dai britannici nel periodo della Seconda guerra Mondiale. Il 13 maggio 2003 il relitto del Velella è stato individuato a 8,9 miglia da punta Licosa a circa 138 metri di profondità. Oggi i fondatori dell’associazione Salerno Capitale, hanno promosso una campagna di sensibilizzazione per cercare di far riemergere quello che il mare nasconde da 70 anni. E’ l’idea di Vincenzo Pellegrino e Angelo Avallone.

“Soltanto conoscendo la storia è possibile rispettare e far rispettare Salerno e la sua Provincia- le parole di Vincenzo Pellegrino- E questo è l’obiettivo che, con grande sacrificio e attraverso una squadra consolidata composta da esperti del settore, stiamo perseguendo. Qualcuno ci chiede perché lo facciamo. Lo facciamo perché amiamo il nostro territorio: è il minimo che possiamo fare per promuoverlo e, al contempo, tutelarlo. Siamo coscienti della posizione del sommergibile e della profondità, ma al suo interno giacciono ancora i corpi dei soldati morti per la nostra patria. E’ giunto il momento di andarlo a ripescare”.

Il sommergibile Velella detiene il primato di essere stato l’ultimo sommergibile italiano perduto nella guerra contro gli Alleati. E nel corso degli anni sono stati vari e vani i tentativi di farlo riemergere.

“L’Italia si vanta di avere grossi mezzi militari – affermano Pellegrino e Avallone- in grado di recuperare relitti a più di 300 metri di profondità, pensiamo ad esempio alla nave Anteo, dotata di un minisommergibile attrezzato a questi scopi: il Velella è a soli 138 metri. Forse le reali motivazioni sono altre. Il Velella fu silurato ad armistizio già firmato, forse la paura è quella di ritrovare carte di bordo “scomode”. Sta di fatto che, a più di 70 anni di distanza, è incredibile come, malgrado le numerose iniziative, nessuno abbia accolto le istanze di chi vuole soltanto dare degna sepoltura ai propri caduti”.

“E’ un dovere morale- concludono- ce lo chiede chi è, ancora oggi dopo più di 70 anni, a poche miglia dalla costa in attesa di una degna sepoltura”.

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