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La mano dei clan sull’omicidio di Aldo Autuori a Pontecagnano

"L'aiuto dei clan di Napoli per ucciderlo.." arrestate le figure di spicco del clan Pecoraro-Renna, in manette anche o'profeta dei Cesarano e i vertici del clan Mallardo.

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“E’ una indagine importante che permette di far luce su un efferato omicidio connotato da metodo mafioso e da una finalità ben precisa, mantenere il predominio del controllo di trasporto su gomma da parte del clan Pecoraro-Renna, Francesco Mogavero e Enrico Bisogni”.

Così, il Procuratore Luca Masini racconta come è nata l’operazione brillantemente portata avanti dalla compagnia dei Carabinieri di Battipaglia che ha eseguito l’arresto di figure apicali dei clan che avevano commissionato l’omicidio di Aldo Autuori avvenuto a Pontecagnano nell’agosto del 2015. Cinque gli arrestati, come detto, Francesco Mogavero, Enrico Bisogni, Luigi Di Martino, Francesco Mallardo e Stefano Cecero.

“Questo è il movente che secondo la direzione distrettuale Antimafia è stato individuato, operazione importante perchè consente di individuare le alleanze che il nuovo clan che Francesco Mogavero e i fratelli Bisogni avevano stretto e allacciato non solo con il clan Cesarano, perchè c’è il coinvolgimento anche di Luigi Di Martino, detto o’ profeta, personaggio di spicco e apicale del clan Cesarano, ma anche il clan Mallardo, quindi Francesco Mallardo e Stefano Cecero. Quest’ultimo è stato arrestato a Giugliano, era irreperibile da tempo, aveva una scheda telefonica intestata a una persona deceduta, quindi era molto difficile rintracciarlo”.

Individuati i due esecutori materiali dell’omicidio Autuori, sebbene il Gip non abbia colto la richiesta della direzione distrettuale Antimafia per indizi carenti, la Procura però ha espresso volontà di voler fare ricorso. In questi quattro anni è cresciuta una manovra investigativa che ha fatto emergere il predominio del clan Pecoraro, in particolare il gruppo Mogavero-Bisogni, nella Piana del Sele, con alleanze criminali che lo stesso gruppo ha cercato anche in altri settori (gruppi dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti), alleanze con clan della provincia di Napoli, il che secondo gli inquirenti dimostra la potenza criminale del clan.

Quella sera nell’agosto 2015.

Alle ore 20.30 circa, a Pontecagnano, davanti al bar Lory di via Toscana, due malviventi sopraggiunti a bordo di un motociclo con casco integrale aprivano il fuoco con almeno una pistola a tamburo calibro 38 colpendo a morte il 45enne Aldo Autuori pregiudicato del posto, seduto all’esterno del locale in compagnia di moglie, nipotino minore e altri avventori. tavolini con nipotino e vicino di casa. La prima reazione dell’uomo sotto l’azione di fuoco è stata una fuga istintiva verso la sua abitazione, distante poche centinaia di metri; vistosi evidentemente perduto, la vittima ha tentato di trovare riparo dietro un furgoncino parcheggiato a fianco del bar, invano. Da lì, un ultimo tentativo di fuga sotto i colpi dei due, verso una via adiacente il bar, ma dopo pochi metri è stramazzato al suolo. I due malviventi si sono dati a precipitosa fuga per le vie interne del paese. Immediato intervento del personale sanitario ne ha constatato, dopo pochi minuti, il decesso. Sul luogo dell’omicidio sono intervenuti i Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno (Nucleo Investigativo del Reparto Operativo, Compagnia di Battipaglia e stazione di Pontecagnano), per ricostruire la dinamica del delitto e avviare le attività investigative. I Carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche hanno curato la parte tecnica (sopralluogo e repertamento di quanto riscontrato sulla scena del crimine) e, con il medico legale intervenuto (se. Zotti), su disposizione del magistrato (dr. Paternoster) hanno eseguito un primo esame della vittima, rilevando diversi colpi d’arma da fuoco, sul torace, uno a bruciapelo ad una spalla e uno in un’anca. Il giorno dopo venne effettuato l’esame esterno completo e nei giorni a seguire l’autopsia. La vittima fu condannata nel 2004 per l’omicidio Merola. Successivamente fu coinvolto nell’operazione Gasoline, truffa sui carburanti scoperta dalla Guardia di Finanza per la quale prima stette ai domiciliari e poi fu sottoposto all’obbligo di firma. I suoi beni rimasero sequestrati per lungo tempo.

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