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I paesaggi di Salerno ne “La Fille du Regiment”

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La Fille du Régiment inaugura venerdì 12 aprile la stagione lirica sinfonica e di balletto del Teatro Municipale Giuseppe Verdi di Salerno. L’opera di Donizetti viene proposta in un originale allestimento firmato da Riccardo Canessa che ha scelto di coreografare la sinfonia e di scegliere i paesaggi della baia di Salerno come location. La direzione è affidata ad Antonello Allemandi. Di alto livello anche il cast che propone tra gli interpreti principali Gilda Fiume (Marie), Shalva Mukeria (Tonio), Filippo Morace (Sulpice) , Claudia Marchi (marchesa), Claudio Levantino (Hortensius).

Venerdì 12 aprile ore 21.00 TURNO A
Domenica 14 aprile ore 18.00 TURNO C
Martedì 16 aprile ore 19.00 TURNO B

LA FILLE DU RÉGIMENT
Musica di Gaetano Donizetti

Direttore d’Orchestra, Antonello Allemandi
Regia e luci, Riccardo Canessa
Maestro del Coro, Tiziana Carlini
Scene e costumi, Flavio Arbetti
Coreografie, Pina Testa

Marie, Gilda Fiume
Tonio, Shalva Mukeria
Sulpice, Filippo Morace
La marchesa di Berckenfield, Claudia Marchi
Hortensius, Claudio Levantino
La duchessa, Giulia Sensati
Un caporale, Nicola Ciancio
Un paesano, Paolo Gloriante
Un musico, Maurizio Iaccarino

Orchestra Filarmonica Salernitana “Giuseppe Verdi” Coro del Teatro dell’Opera di Salerno.


La Fille du régiment, andata in scena all’Opéra-comique di Parigi l’11 febbraio 1840, appartiene alla terza fase della produzione operistica di Donizetti, corrispondente al periodo in cui, a partire dal 1838, il musicista, anche per alcune contingenze private come la morte della moglie e la mancata nomina a direttore del Conservatorio di Napoli, si era trasferito a Parigi imbattendosi in incontrastati successi che lo videro dominare sulle scene francesi in diversi generi teatrali, sulla via già spianata dall’esito positivo della rappresentazione della Lucia di Lammermoor nella capitale francese al Théâtre Italien nel 1837.
Va ricordato che fin dagli anni della sua formazione Donizetti, grazie al maestro Simone Mayr, era stato aperto ad influenze europee quali lo strumentalismo viennese e l’opera francese che diedero i loro frutti proprio nella fase più internazionale della sua feconda carriera.

Oltre alla stesura di opere appartenenti al genere del grand-opéra, quali Les martyrs, adattamento francese del Poliuto concepito a Napoli, o La Favorite, destinate a costituire parte integrante del genere una volta rappresentate all’Opéra, l’autore si cimentò nel più puro spirito dell’ opéra comique con la Fille du régiment, “melodramma comico in tre atti”, su libretto appositamentre scritto da Saint-Georges e Bayard, ottenendo un successo immediato e duraturo tanto da rimanere nel cartellone del teatro per cui era nato, fino a raggiungere nel 1898 il numero di novecentoventiquattro recite.

Intervista con Riccardo Canessa

Maestro qual è il suo rapporto con quest’opera di Donizetti?

La fille du regimént è davvero un capolavoro seppur poco frequentato, di Gaetano Donizetti, composta nel periodo più intenso di tutta la sua pur frenetica attività di operista: erano gli anni parigini (1839-1840), durante i quali il musicista bergamasco aveva lasciato Napoli ed era impegnato a conquistarsi una fama di musicista europeo. E proprio con quest’opera che Donizetti riesce magistralmente a condensare in un unico componimento l’essenza dello spirito francese connaturato all’opéra-comique, senza nulla perdere dei caratteri italiani che la musica di Donizetti non manca mai di esplicitare. Si tratta di un capolavoro di musica e voci: immediato, spontaneo e scintillante ma che richiede, per essere resa tale, artisti che sappiano mettersi alla prova tanto con la musica quanto con la scena. Infatti La fille du regimént rientra nel novero delle opere di carattere, nel senso che i caratteri dei personaggi sono solo buffi che estremamente patetici e commoventi e nonostante la briosità e l’ilarità di numerose scene e della vicenda complessiva, viene conferito un interessante e variegato spaccato psicologico.

È anche un’opera ricca di dialoghi…

I dialoghi parlati saranno stringati e ridotti all’essenziale. Io rispetto profondamente la filologia ma cerco sempre di evitare le lungaggini che rischierebbero soltanto di rendere ridondante la messinscena e che potrebbero stancare il pubblico. Io amo fare Teatro nei tempi giusti e anche per questo allestimento ho scelto di seguire il mio istinto registico.

Come sarà quest’allestimento?

Sarà un omaggio a Salerno e al suo porto. Sono legato a questa città da un profondo senso di appartenenza e gratitudine, un doppio filo che mi lega indissolubilmente all’anima più intima di Salerno: l’arte, il teatro, la musica. E il porto. É infatti proprio questo lo scorcio cittadino che amo di più e che in me ha evocato suggestioni profonde che voglio mettere in scena per quest’allestimento, sarà come se si potesse assistere ad una rappresentazione del teatro nel Teatro. Siamo alla fine del 1800 in scena ci sarà una compagnia di artisti circensi accompagnati da personaggi strambi come il mangiatore di spade, l’incantatore di serpenti, gli acrobati e saranno proprio questi teatranti a intrattenere i marinai (ovvero i soldati di donizettiana scrittura) che non riusciranno a partire dal porto di Salerno perché trattenuti dai buffi protagonisti del Teatro itinerante.

Un’altra piccola licenza che ho voluto concedermi in questa rilettura, strettamente correlata all’immagine della baia salernitana, è che ho deciso di coreografare la sinfonia. Le ragioni della mia scelta sono sostanzialmente due: innanzitutto, da un punto di vista tecnico, la struttura musicale è ballabile con il suo ritmo sostenuto dalla marcia e dal suono del tamburo e consente una rappresentazione coreografica; in secondo luogo con questa scelta rappresentativa vorrei tanto che il pubblico percepisse fin dalle prime battute l’ammirazione e l’amore che io ho per il porto di Salerno. Ci saranno sei bambine della scuola di danza di Pina Testa che interpreteranno dei marinaretti ubriachi che scesi dalla nave andranno a sbronzarsi e che sulle note della sinfonia smaltiranno la sbornia. Personalmente sono sempre stato contrario a disturbare le sinfonie, non ho mai aperto il sipario prima, ma consultandomi, naturalmente con il Maestro Daniel Oren, abbiamo deciso di procedere con la mia idea considerando che in questo caso non ci troviamo di fronte ad una vera e propria sinfonia ma ad una sorta di antefatto musicale che prepara il pubblico a capire cosa sta per accadere in scena.

Come sarà la sua Marie?

Marie è una donna che è stata cresciuta, amorevolmente, da un reggimento di soldati ma non per questo risulta priva di femminilità. Per questo motivo la mia protagonista, interpretata dalla strepitosa Gilda Fiume, porta in scena un personaggio di profonda grazia e femminilità proprio come previsto dalla partitura donizettiana che ha cucito addosso a Marie un abito musicale, ricco di momenti spiritosi e brillanti, di estrema bellezza e dolcezza.

Se ci fosse un personaggio che lei potesse scegliere come suo prediletto in quest’opera aventi caratteristiche vocali particolari?

Nelle opere di Donizetti in generale non ho un personaggio preferito perché ammiro tutta quanta l’abilità di questo grande compositore, che definisco come il principale traghettatore della grande stagione del melodramma romantico e che ammiro maggiormente, pur rispettando Giuseppe Verdi. Donizetti costruisce delle drammaturgie piuttosto orizzontali, sono pari nei personaggi e nella drammaturgia, ognuna ha lo stesso identico valore, hanno caratteristiche complementari, mentre in Verdi essi sono più dipendenti e conseguentemente più introspettivi. Qui invece c’è una grande complementarità di affetti, molto più schietti e prevedibili, l’uno sorridente all’altro.


Il Cast

 

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