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Imprenditore Salernitano: “Collaboro con la giustizia e sono abbandonato dallo Stato”

Il calvario di un collaboratore di giustizia che dal 2016 ha visto dimezzarsi il suo sussidio e non è riuscito ad avviare un'attività

Federica D'Ambro

Scelse di collaborare con la giustizia. Scelse di parlare e aiutare la magistratura a fare il suo corso. Lui è un imprenditore Salernitano che nel 2011 si è trovato protagonista di una bufera giudiziaria, insieme ad alcuni esponenti della criminalità organizzata. Lui, dopo 5 anni di protezione da parte dello Stato, ha deciso di parlare ma in maniera diversa. Lo ha fatto con il quotidiano Il Mattino, denunciando come lo Stato non solo gli abbia privato la libertà ma anche il lavoro.

“Tante volte penso alla mia vita, a ciò che è accaduto e mi pento di aver collaborato con la giustizia perché questo tipo di sistema uccide dentro le persone, annullandole definitivamente peggio della criminalità organizzata. Annulla completamente la dignità e la voglia di fare di quanti cercano di reinserirsi nel contesto della società del vivere bene e civile – Queste le sue parole – Inviai un progetto vita alla commissione del Servizio centrale di protezione e chiesi di essere capitalizzato per l’apertura di un ristorante in altra località, dopo aver documentato il tutto ma è stato negato. Ho chiesto allora un trasferimento, ma anche quello mi è stato negato. Io non voglio essere un parassita per lo Stato e vivere come un eremita emarginato, così decisi di avviare quest’attività lo stesso ma ho perso tutto perché, di lì a poche settimane, il Servizio centrale di protezione mi voleva revocare il programma di protezione se non avessi abbandonato l’idea”.

L’imprenditore salernitano continua il suo racconto, spiegano i motivi del suo malessere, iniziati nel 2016.
“Nel 2014 trovai un lavoro stabile a circa 150 chilometri dalla località protetta, chiesi un trasferimento e mi fu negato. Solo dopo un lungo sciopero della fame e della sete fu rivalutata e accettata la mia proposta. Tutto andò bene fino a quando nel 2016 non venni trasferito per motivi di sicurezza a causa di alcuni poliziotti che avrebbero divulgato il mio status di collaboratore e io li ho denunciati. Dopo quel trasferimento è iniziato il vero calvario con continui divieti al lavoro e sussidio dimezzato”.
Infatti, ad oggi, il sussidio dell’imprenditore è di circa 450 euro, a fronte dei 900 euro iniziali.

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