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“Il sentimento del giorno prima”

Marco Rarità

“Io ho varie attività, mille problemi, mille cosi, mille situazioni eccetera”. Era passata meno di un’ora dall’ultimo rigore segnato da Francesco Di Tacchio e nel ventre del Penzo di Venezia parlava Claudio Lotito sbracciandosi sul passato e gli errori commessi. “Io ho delegato e me ne assumo la responsabilità, se un mio collaboratore sbaglia, ho sbagliato io perchè dovevo impedirgli di sbagliare” ed ancora “questa era una squadra combattiva che è diventata imbelle, mortificata dall’ambiente, poi ho portato Menichini che ha riportato serenità..”. Dichiarazioni che viaggiano su due binari differenti.

“Lui ha un contratto che prevedeva il rinnovo automatico, quindi.. di che parliamo” le ultime parole davanti a lui, Leonardo Menichini, che nel frattempo si asciugava la fronte, un po’ il caldo e un po’ l’imbarazzo di una riconferma così in pubblica piazza. Era il 9 giugno, nel giro di poche settimane qualcosa è cambiato, la discordanza sulla sede del ritiro ma soprattutto il “peso politico” di Angelo Mariano Fabiani. Sceglie tutto il diesse, quando e cosa fare, deus ex machina della società, dal 2014 a seguire figura unica a reggere le corde del palco. Non servirà acqua e zucchero a Menico, in questo caso, grande e vaccinato il tecnico di Ponsacco avrà percepito da uomo navigato di non essere gradito. Dieci allenatori in 4 stagioni, poi, sono la fotografia di un problema che forse valeva la pena non “delegare”. Menichini non sarà Jürgen Klopp ma resta mortificante il benservito rifilato con “rito abbreviato”. E allora si riparte così,  con il sentimento del giorno prima, prima o poi.

Sport1

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