Il provino per avere talento dell’uomo qualunque

Francesco Maria de Feo

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di Francesco Maria de Feo | Guardavo la televisione e su Italia uno si parlava dei Talent Show. Scopro che è quasi un ventennio che bambini, adolescenti e persone adulte vengono attirati da queste occasioni per avere fama e gloria.

Piccoli Fans, Amici, il Grande Fratello, la Corrida, Io canto, e per continuare Italia Got’s Talent, The Voice, sono soltanto alcuni dei format che alimentano i sogni di tutti.

Ho ancora in mente le scene di Fame, serie televisiva tratta da un film degli anni 80 e girata dal mitico Alan Parker, nella qualei ragazzi della scuola ballano per strada le musiche scritte da uno dei protagonisti Martelli, tema musicale del seri al Tv, si chiedevano ci cosa ne sarebbe stato del loro futuro.

Insomma, qual è il modo giusto per avere chance nella vita, per avere successo?

Ricordo una frase trovata sulla pagina di Facebook del mio maestro Enrico Cogno: “l’unico posto dove la parola successo precede la parola sudore è sul dizionario della lingua italiana”.

Personalmente non ho mai né avuto né creduto al successo facile, appartengo ancora a quella scuola nostalgica che crede che per ottenere le cose nella vita occorra tanto olio di gomito, ed un pizzico di fattore k”, che il talento da solo non basta. Opinione quest’ultima condivisa dal caro collega Antonio Monizzi, a questa mi piace aggiungere un’altra considerazione del mio amico di sempre Bartolo Lettieri, che ricordando il carattere e lo stile dei morotei, mi fa ricordare che non è mai il caso di palesare lo stato di necessità in una negoziazione per avere successo. Mi chiedo allora dove si debba fare quel maledetto provino per riuscire nella vita, per diventare qualcuno. Sarebbe bello avere delle dritte per capirci qualcosa di quello che poi è forse il casting più importante, le occasioni della propria vita, quel famoso treno su cui salire per avere l’agognato successo.

Sarà vero che la società italiana è sempre più triste, banale e vuota, che rincorre il successo solo nelle sue forme esteriori? Io a questo non voglio credere, penso che semplicemente siano cambiate le mode, i modelli e le opportunità per fare successo.

Ed allora in mente mi vengono le parole dell’adattissima canzone di Caparezza:” Uh, che manrovescio! Ci Stiamo seppellendo nell’ Endemol generation. Devo aspettare di perdere il mio diritto di voto per guadagnare il diritto alla nomination? Si perché IO diventerò qualcuno, non studierò non leggerò e a tutti voi dirò di NO!”

Benvenuti nell’era della digital communication, l’epoca dei tormentoni come “Carote, Genitore 1, Genitore 2, Si inzuppa il Biscottino, l’epoca in cui più che i contenuti, conta stare connessi ed essere popolari.

Non cambiate canale, stay tuned.

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