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Il “pirata partigiano” che fece goal allo Stabia, la storia dell’ala destra granata Jean Castagnola

Siamo negli anni 50 e nella testa della gente si insinua la dolce melodia di Claudio Villa. Dietro la "Luna Rossa" c'è una storia che si scrive da sola, siamo a due giorni da Natale in un impianto sportivo di Castellammare di Stabia. Eh sì, anche questo è Juve Stabia-Salernitana.

Marco Rarità

 

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“E ‘a luna rossa mme parla ‘e te, i’ lle domando si aspietta a me, e mme risponne: “Si ‘o vvuó’ sapé, Ccá nun ce sta nisciuna”. Eh si, siamo negli anni 50 e nella testa della gente si insinua la dolce melodia di Claudio Villa. Dietro la “Luna Rossa” c’è una storia che si scrive da sola, siamo a due giorni da Natale in un impianto sportivo di Castellammare di Stabia. Non siamo al Menti, troppo presto, l’impianto è il San Marco con 7mila posti a sedere e statene certi, quel giorni, c’erano anche di più. Era la prima e sino ad oggi l’unica gara in B tra Stabia e Salernitana. Sono passati 68 anni, sulla panchina dei granata un signore nato a Graz, Rodolphe Hiden con le sue idee tra linee e movimenti da seguire. Una gara matta dove è emerso il carattere dei granata, a partire dalla retroguardia le cronache ricordano una gran gara di Griffith, parmense con sangue irlandese nelle vene, ma il protagonista della nostra storia è un altro. Ala destra con piedi da favola, il “pirata” di Riva Trigoso, pù avanti scopriremo perchè.

Nato in questa frazione di oltre 3mila anime a Sestri Levante, Rigo è la patria dei cantieri navali di Fincantieri, stiamo parlando di Jean Castagnola che ha cominciato a giocare a calcio nella Società Ginnastica Andrea Doria, una sola presenza giusto qualche mese prima della fusione con la Sampierdarenese da cui nacque la Sampdoria. Ma per parlare di Castagnola, ricordato anche come Giovanni ma per tutti Jean dobbiamo tornare ancora indietro negli anni.

Era un cuore partigiano, un intero capitolo gli è stato dedicato nel diario di Aldo Vallerio Riccio “Ne è valsa la pena”, racconti di azioni della “squadra matta”, ovvero la guerriglia partigiana sull’Appennino e sul mare, ricordo che ci è stato condiviso e ritrovato dal nipote Davide, inoltre una foto di Jean è stata pubblicata alla 6ª Mostra Fotografica “Gente di Riva” a cura di Alba Zolezzi.

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Nel diario “Ne è valsa la pena” il capitolo riservato si chiama proprio “Il Pirata di Riva Trigoso”. Riportiamo uno stralcio di quel racconto:

“Jean Castagnola di Riva Trigoso da partigiano aveva scelto di chiamarsi “Pirata”, ma contrariamente a quanto si potrebbe arguire dal nome di battaglia, non era finito fra i distaccamento di prima linea. Ragazzo intelligente, di buona cultura, era stato subito notato negli ambienti del comando di Divisione, che se lor era subito accaparrato. Fu infatti assegnato al servizio interdenza e in questo incarica il Pirata si distinse per la sagacia, il suo impegno e il suo altruismo. Era questo un compito oscuro ma di grande e vitale importanza, bisogna procurare il “fieno” e non solo quello ad una divisione composta da centinaia di giovani puledri sempre affamati. Il giovane partigiano di Riva Trigoso, che dopo la liberazione doveva poi diventare un valente ed apprezzato calciatore, non si spaventò e anzi assolve al proprio impegno con grande merito e indubbie capacità. In mezzo alla neve e alla bufera per mesi e mesi dimostrando una tenacia eccezionale e un fisico forte come il ferro”.

Continua il capitolo dedicato all’ex calciatore granata, in un ricordo davvero incredibile quando “dal centro della lunga colonna si vide allora un partigiano uscire dalla lunga fila indiana, raggiunse la pattuglia, dimenticando per un istante di fare parte dell’interdenza, tolse la sicura al suo “sten” e sibilò un “Ci sono anch’io” che faceva davvero tanto pirata. Si era aggiunta alla pattuglia di testa una bocca da fuoco valida in più. Era giunto, insomma, il momento di combattere e il pirata era lì, davanti a tutti a fare la sua parte e a dimostrare che faceva l’interdente perchè così gli era stato ordinato ma che quando c’era da combattere era pronto a fare la sua parte e non si sentiva secondo a nessuno”.

E sì, è lo stesso uomo che il 23 dicembre del 1951 segnò la rete del vantaggio per i granata al San Marco di Stabia, con un destro stupendo impossibile da prendere per Renato Giudici. Poco importa se, nella ripresa, gli uomini di Hiden furono raggiunti da una rete del piemontese Palma, bomber dello Stabia. Cesare Jonni di Macerata fischiò poco dopo la fine del match, era una Salernitana da centro classifica con timidi ambizioni di risalita, lo Stabia invece retrocesse all’ultimo posto con 18 punti raccolti. Quello di Jean Castagnola fu l’unica e l’ultima rete in B a Castellammare per i granata, la storia di un partigiano che ha avuto il granata nel destino.

Sport1

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