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Il peso della crisi: “Io senza lavoro a 40 anni costretto ad accettare lavori mal pagati”

Dopo la pubblicazione dei dati Istat sulla disoccupazione e l’aumento dei nuovi poveri: Carmine, 40enne salernitano, ci racconta la sua vita da disoccupato

admin

Dopo l’articolo pubblicato ieri sull’aumento dei nuovi poveri e il drastico fenomeno della disoccupazione, vi raccontiamo la storia di Carmine, un salernitano che alla soglia dei 40 anni, si è visto costretto a reinventare la sua vita, a causa della perdita del lavoro. Per sua scelta, non forniremo molte informazioni circa la sua persona ed è per queste ragioni che ci limiteremo semplicemente al suo nome.
Carmine, fino a pochi mesi fa lavorava in un’azienda e ciò gli permetteva di portare avanti la famiglia, non senza difficoltà, certo ma nulla in confronto a ciò che ora sta vivendo dopo che l’azienda in cui ha lavorato per anni ha deciso di trasferire il lavoro all’estero, a causa delle tasse che l’Italia costringe a pagare.
Ma come è cambiata la sua vita?
Un cambiamento netto, non solo a livello professionale ma anche e soprattutto personale. Perché quando si perde il lavoro, un uomo ne risente anche a livello psicologico, con quel senso di fallimento che opprime. Un fallimento di certo non personale ma, racconta Carmine, “quando hai figli che vanno a scuola e, un giorno sognano di andare all’università, ti senti morire quando non sai se hai la possibilità economica per permettere loro di proseguire gli studi e costruirsi il futuro che vogliono”.
Attualmente, Carmine non riesce a trovare occupazione. I lavori saltuari scarseggiano e ciò che gli viene offerto sono solo lavori a nero, mal pagati. E così, si è trovato di fronte alla dura realtà: un futuro incerto, non solo per lui ma per la famiglia, nonostante il lavoro della moglie che ormai da mesi è l’unica entrata sicura in casa. Carmine racconta che ogni giorno invia almeno 5 curricula alle aziende, magari concedono lui un colloquio ma la speranza svanisce presto. E così, si ritrova una vita che non gli appartiene: troppo giovane per l’età pensionabile, troppo “vecchio” per un nuovo lavoro stabile.

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