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Il Ministro Bonisoli a Giffoni: “Questo è più di un festival, è innovazione” – LE FOTO

Il Ministro: "Giffoni sfugge ad ogni definizione"

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Distruggere per ricostruire, ripensare per innovare: Giffoni è così nella mente di chi l’ha ideato. Il momento conclusivo di ogni edizione per il direttore Claudio Gubitosi è sì l’occasione per fare un bilancio, ma è soprattutto il momento per definire una traiettoria, per dare un’indicazione di prospettiva. Alla vigilia di quello che inequivocabilmente è un percorso che porterà Giffoni al giro di boa del mezzo secolo di vita. Per quest’anno la conferenza di chiusura di Giffoni, coordinata da Titta Fiore, presidente della Film Commission della Campania, per la prima volta ha ospitato un ministro. E non un ministro a caso, ma il ministro ai Beni e alle Attività Culturali e al Turismo, Alberto Bonisoli, che ha vissuto, tra Cittadella, Ramiera e Multimedia Valley, per intero la giornata conclusiva di Giffoni 2018.
«Il calore dei ragazzi – ha dichiarato il direttore Gubitosi nel dare il suo ufficiale benvenuto al ministro Bonisoli – l’energia, quei valori che non verranno mai riportati in un analytics e che invece rappresentano uno dei termometri più interessanti, è questo il dato che più mi interessa. Questa edizione rientra in una trilogia di temi dedicati alla natura, l’uomo, la salvaguardia del nostro pianeta. Ieri abbiamo partecipato insieme all’eclissi e alla felicità. Sentivo la leggerezza della felicità diffusa a Giffoni. Il mio mestiere, se è un mestiere, o meglio la mia missione è di essere produttore di felicità e di benessere».

Giffoni significa cinema, Gubitosi lo sottolinea: «Il cinema – ha aggiunto – resta un punto centrale, con i film in concorso presentiamo la bellezza ed i tormenti della nostra società. È stata un’edizione di rottura che ha abbattuto tutti gli schemi: non abbiamo il tappeto rosso, non abbiamo nastri, ritorniamo ad essere diversi proprio nel momento in cui abbiamo il dovere di parlare di temi come la convivenza. Ancora di più siamo stati comunità. La parola d’ordine è fiducia. La parola d’ordine è lealtà. Siamo un’idea che porta valori, valori mai fatui».
C’è il festival, ci sono i numeri che il direttore Gubitosi considera importanti – anche perché si tratta di cifre più che ragguardevoli – ma non determinanti: «Ci sono sette festival in uno stesso progetto – ha dichiarato – abbiamo avuto le migliori anteprime, i migliori talenti. Ma oggi sono convinto che abbiamo raggiunto un obiettivo unico, più importante, quello di vedere le famiglie felici. Abbiamo avuto dodicimila auto al giorno. Abbiamo avuto più di 300mila presenze nel corso dei giorni. Tutti i luoghi di Giffoni sono stati coinvolti tra le varie attività, un vero incanto. E poi tante istituzioni, tanti brand, tante strutture. E tutti gli ospiti istituzionali con gli incontri speciale che abbiamo fatto con i ragazzi. Siamo i sesti al mondo tra i festival internazionali più amati, unico italiano così alto in classifica, ma vorrei parlare di un altro bilancio, quello sociale. Giffoni è un luogo fisico ma anche metafisico di cui fidarsi». Giffoni finisce oggi e comincia oggi: «Mi segna forte questa edizione – ha così concluso Gubitosi – è quella in cui sto distruggendo di più per ricostruire. Ci avviamo in un cammino che ci porterà ai cinquant’anni. Senza correre, però. Tra le novità l’anno prossimo voglio che i bambini della giuria + 10 parlino in inglese. Siamo praticamente già pronti per passare da Experience ad Opportunity. Il tema dell’anno prossimo già l’abbiamo deciso: sarà l’Aria. Produciamo 560 attività durante l’anno. Abbiamo dimostrato come si fa industria della cultura. Al ministro possiamo chiedere, essendo una bella storia italiana, di poter essere già nel 2019 presenti nella legge di bilancio, ottenendo così una stabilità, come accade per Venezia, per Torino».
Una vera full immersion per il ministro Alberto Bonisoli che, nel corso della conferenza, restituisce la sua idea di Giffoni: «Non è un vero e un proprio festival – ha detto – E’ un‘esperienza, c’è un pezzo di innovazione, ci sono i bambini. Giffoni sfugge ad una definizione, non ha bisogno di etichette e questo è un risultato. Giffoni crea una categoria. La cui definizione sarà qualcosa di fluido. E di questo bisogna essere orgogliosi». L’intervento pubblico ha reso possibile che Giffoni potesse crescere, almeno sotto il punto di vista delle strutture: «Qui sono state spese delle risorse – ha continuato il ministro – Quello che mi piace è che siano state spese bene, con ragionevole rispetto delle tempistiche e con un’approvazione da parte di chi di solito ha pregiudizio nei confronti del Mezzogiorno. Dopo l’investimento qui c’è qualcosa che continua a funzionare. L’intervento pubblico può anche supplire a mancanze di possibilità economica da parte del privato, ma se questo intervento è di qualità e innesca un meccanismo virtuoso, allora abbiamo fatto centro e qui mi pare sia andata proprio così».

Giffoni è un factory culturale che va valorizzata: «Siamo abituati ad essere visti come detentori di un patrimonio culturale unico – ha spiegato Bonisoli – che non ci rendiamo conto di quanto questo sia apprezzato, per certi versi invidiato, e quanto l’uso intelligente di proposte culturali, di eccellenze culturali, possa essere una delle armi della diplomazia internazionale del XXI secolo perché oggi la diplomazia si può fare con la cultura. I ponti che si possono stabilire grazie alle iniziative culturali rappresentano un’opportunità che dobbiamo sfruttare di più. In questo senso Giffoni è un esempio di eccellenza italiana da imitare, da esportare. Mi piacerebbe pensare il format di Giffoni in cinese dove alcune tematiche affrontate qui ci sono, stanno emergendo». Giffoni si occupa di giovani, è fatto per i giovani in un Paese che non aiuta i giovani, in un Paese, lo ha detto proprio il ministro, che continua a considerare giovani registi che hanno quasi 50 anni: «A mio avviso in Italia abbiamo un problema sui giovani – ha spiegato – Mi rendo conto come la mia generazione non sia riuscita ad introdurre quegli elementi che dovevano agevolare l’ingresso nella società di chi è venuto dopo di noi. I giovani hanno il diritto di essere molto più arrabbiati di come in realtà sono. Ci sono stati già dei segnali politici in questo senso. Oggi dobbiamo entrare nell’azione politica. La cultura non è la bacchetta magica, ma possiamo fare tantissime cose e Giffoni è un luogo privilegiato perché qui si può capire cosa davvero vogliono i giovani».

In chiusura il ministro fa riferimento alla necessità di dare una stabilità a Giffoni e non si sottrae: «Su Giffoni – dice – bisogna prendere atto che siamo usciti dall’effimerità. Con 48 edizioni all’attivo entriamo nel campo della permanenza. Le soluzioni per una sua stabilizzazione sono diverse, gli strumenti sono diversi, ne parleremo. Quello che va segnalato è che è necessario che tutti gli attori si rendano conto del patrimonio di credibilità e di risultati raggiunti, che è un dato di fatto, e si interroghino su cosa si può fare per preservarlo e darvi una prospettiva».

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