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Il giorno di Matteo, il giorno di Salerno: il racconto – LE FOTO

La cronaca, la narrazione, le curiosità e le immagini più belle dalla processione per il Santo Patrono

Federica D'Ambro


Tre bande musicali. Sei statue. 160 portatori. Istituzioni religiose e comunali. Migliaia e migliaia di persone. Si è svolta nella tranquillità la processione per il Santo Patrono di Salerno. Dalle ore 18.30, quando le statue hanno lasciato la Cattedrale del Duomo, fino alle 22.30 quando con la tipica corsa sono rientrate. Preghiera, gioia e unione. Questi potrebbero essere i componenti di quella che è stata ieri la processione di San Matteo. Tutto è andato secondo i piani, le Statue hanno percorso via Duomo fino a raggiungere piazza Portanova, brevi soste per pregare insieme ai fedeli presenti e poi ancora verso corso Garibaldi. Ai Piedi di Palazzo di Città una breve sosta per San Giuseppe e San Matteo che sono stati fatti ruotare per salutare la “casa di tutti i salernitani. Ogni passo era scandito dalle preghiere di Don Michele Pecoraro che, grazie alla filo diffusione ha raggiunto i migliaia di fedeli in attesa, in varie zone della città.
Sono volati i petali bianchi dai balconi, le statue hanno fatto il tradizionale inchino al mare e, nei pressi del vicolo della neve, sono stati lanciati palloncini con il colore dello stemma della città. Quest’anno l’allestimento delle statue ha fortemente richiamato il mare, con una vela spiegata fatta di gerbere bianche per la statua di San Matteo e delle vere e proprie vele in tela per i santi martiri.

“O venerati amatissimi San Matteo, San Gaio, Sant’Ante e San Fortunato, quale onore per noi legare sulle spalle le vostre immagini. Accogliete il nostro servizio in questa fede che i nostri padri ci hanno donato. Benedite la nostra città, comunità e famiglia sempre unita a voi. Protettori della vita terrena e fate che un giorno dopo avervi portati sulle spalle possiamo essere presi sulle vostre braccia per contemplare la gioia dell’amore eterno”.

Questa la poesia letta e dedicata da uno dei portatori di San Matteo. Su queste parole si è svolta la benedizione del Mons. Luigi Moretti – non presente alla processione per problemi di salute – che ha dato il via al corteo.

Don Michele Pecoraro ha fatto in modo che ogni cittadino, da via Roma a via Duomo, potesse rendersi conto di quello che accadeva con il passaggio dei Santi, raccontando anche la tradizione. In piazza Portanova, dove si è tenuta la preghiera per gli ammalati e il mondo del volontariato, poi un momento di preghiera all’incrocio tra corso Garibaldi e Via dei Principati. Terza sosta di preghiera sul Lungomare per la gente del mare, per il mondo del lavoro e per i profughi che hanno perso la vita in mare. Come anche dichiarato dall’ANSA, ad attendere al Duomo le statue c’era Luigi Moretti, che ha salutato i fedeli con ringraziamenti in una preghiera finale.

“Voglio dire solo a tutti un grande grazie. Sono stati momenti straordinari di partecipazione. Purtroppo io non ho potuto proseguire il cammino della processione ma ho avuto modo di guardare l’immensa folla che era presente. Devo riconoscere una grande partecipazione, un grande raccoglimento, un ben momento di preghiera. L’augurio è che questo cammino che abbiamo fatto in questo mese e che ha trovato il momento culminante in questa splendida giornata possa esser un nutrimento per i giorni che verranno. Questa sera San Matteo a ciascuno di noi consegna il suo Vangelo. Abbiamo ora il coraggio di aprirlo e ascoltarlo. Il Papa ci invita a portare il Vangelo con noi, trovare il modo di leggerlo almeno una pagina al giorno. Sarebbe bellissimo se una famiglia intera, prima del pranzo della domenica, potesse leggerne un passo per diventare luce sui passi da percorrere. Sarebbe il dono più grande che noi possiamo fare a San Matte”.

Subito dopo la processione si è conclusa con la tradizionale e suggestiva corsa sulle scale del Duomo e la rotazione completa delle paranze davanti alla balaustra prima di rientrare in chiesa per la messa nella cripta. Mentre, poco dopo la mezzanotte, tutti i nasi all’insù per guardare e innamorarsi dello spettacolo pirotecnico.

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