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Il 3-4-1-2 di Alvini e i “sacrifici” di Ascacibar

Geza rubrica tattica speciale Salernitana

Un 3-4-1-2 moderno, elastico, nel senso più duttile del termine, questa è la Cremonese di Massimiliano Alvini che gioca sul rapido palleggio tra le linee (centrocampo e attacco) per far male gli avversari. L’ultima gara giocata con Carnesecchi, tra i prospetti più interessanti e già noto a livello nazionale, il terzetto arretrato con Aiwu centrodestra, Bianchetti centrale e Lochoshvili braccetto a sinistra. Gli esterni Sernicola e Valeri, in mezzo Meitè e Ascacibar (quest’ultimo pare fosse entrato anche nei radar di De Sanctis durante l’estate). Davanti a loro, a fare da collante tra centrocampo e attacco c’è Pickel, in avanti Okereke e Dessers. Quest’ultimo potrebbe essere sostituito da Ciofani o da Buonaiuto. Proprio l’ex Perugia è quello che più spesso prova la conclusione tra i grigiorossi mentre in mediana molto passa per la testa e le gambe di Ascacibar. Sono 76 le palle giocate dall’argentino nell’ultima gara pareggiata con la Cremonese, 48 i passaggi riusciti e di questi 18 sulla trequarti campo, pochissimi però in verticale. E’ lui il motore della Cremo, 12 km percorsi nell’ultimo match, poco più di Pickel che pur si muove, soprattutto per dare un cambio di passo alla manovra offensiva. Particolare l’heatmap di Ascacibar nella partita contro l’Udinese, il centrocampista ha vissuto la maggior parte del primo tempo calcando la lunetta della propria area di rigore, il secondo tempo ha allungato il suo raggio d’azione di almeno 40 metri stazionando, tanto, in mediana. Da questo dato emerge la grande duttilità del centrocampista e la propensione all’adattamento in base al match durante la stessa partita.

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