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“Ha corrotto un agente segreto”, chiesti 4 anni e mezzo per Scarano

Calunnia e corruzione, ecco la richiesta di condanna della Procura di Roma per il monsignore salernitano

Federica D'Ambro

Calunnia e corruzione sono le nuove accuse che vedono, ancora una volta, incriminato Don Nunzio Scarano. Le accuse provengono dalla Procura di Roma, dai Pm Nello Pesci e Stefano Fava, questa mattina al Tribunale di Roma. Era l’alba del 28 giugno scorso, quando Scarano fu ammanettato la prima volta dai finanzieri di Roma nella casa canonica di don Noli, presso la parrocchia di San Filippo e Giacomo, a Fiumicino, per lo scandalo che lo vedeva legato con il parroco Noli, scoperti grazie al lavoro investigativo portato avanti dalla guardia di Finanza, con innumerevoli intercettazioni telefoniche. Di fatto Don Nunzio Scarano fu il primo parroco di curia a finire in una prigione italiana.
“Nunzio Scarano ha corrotto con 400mila euro l’agente segreto Giovanni Zito- dichiara il pubblico ministero Nello Pesci- per far rientrare in Italia venti milioni di euro attraverso un conto schermato dello Ior. E va condannato perché è stato autore di una calunnia per aver raccontato di un assegno da 200mila euro consegnato allo stesso Zito e che il presule poi ne ha denunciato la scomparsa: per lui quattro anni e sei mesi di reclusione”

Questa l’ipotesi di reato a carico del sacerdote “Don 500 euro”. Sembrerebbe che nel luglio del 2012 abbia finto di aver perduto un blocchetto degli assegni, in modo dal bloccare un titolo da 200 mila euro che lui stesso aveva consegnato all’agente segreto Giovanni Zito, che si era anche offerto di riportare privatamente i soldi in Italia tramite un aereo privato. Per questo passaggio Zito, aveva già incassato 400 mila euro da Nunzio Scarano.
Per questo motivo, per aver denunciato il falso, oggi è accusato anche di calunnia. I giudici del riesame gli hanno negato gli arresti domiciliari.

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